mercoledì 6 aprile 2011

"Fora da 'i ball!"

Con la storia dei diritti umani (sacri, per carità), si stanno commettendo e, soprattutto, tollerando dei veri e propri genocidi!
Se Saddam, esempio che faccio spesso, fosse ancora al suo posto e nessuno fosse andato a bombardare l'Iraq, avremmo il rispetto di qualche diritto umano in meno (ma è pure tutto da dimostrare che oggi in Iraq i diritti umani siano rispettati...) ma certamente avremmo centinaia di migliaia di iracheni ancora VIVI!
Vittime delle guerre subite e delle conseguenze atroci (inquinamento ambientale, uranio impoverito, armi chimiche usate dalla Nato come a Falluja, lotte fratricide e guerra civile), ma anche del feroce embargo ultra decennale che ha annientato il paese.
Siamo noi i nazisti moderni, ma nessuno se ne è ancora accorto!
Ammantati da umanitari, chiamiamo queste nuove guerre coloniali con nomignoli simpatici e teneri, che acquietano le nostre coscienze, fregandocene altamente delle stragi di civili, di bambini, di donne, di anziani, come se quelle di normali uomini fossero meno tragiche...
Ma tanto, c'è il "dittatore" di turno da sbaragliare e debellare, e diritti civili da ripristinare!
Da Milosevic a Saddam, dai Talebani a Gheddafi, da Fidel a Chavez. Tutti novelli Hitler, termine di paragone che ancor più ci tranquillizza.
Salvo concedere la santa assoluzione a Bush-Clinton-D'alema-Solana-Sarkozi-Berlusconi-Kouchner e compagnia cantante (tutti in giacca e cravatta, ben figurano nella società moderna sacrificata all'immagine e all'apparire, sapendo parlare nei salotti bene).
E' ora di ritirare fuori parole d'ordine intorno alle quali ricostruire un vero movimento per un mondo alternativo, improntato sulla solidarietà, su un vivere non cancrenizzato dal profitto, sul rispetto reale e generalizzato dei diritti dell'uomo.
Io, intanto, inizierei dalle solo apparentemente stantie parole:
Fuori l'Italia dalla Nato, fuori la Nato dall'Italia!
(magari, stravolgendo il padano senatur, si potrebbe gridare, invece che agli immigrati, proprio alla Nato: fora da i ball!)

giovedì 24 marzo 2011

Oggi è il 24 marzo...

cari tutti,
nel 12.o anniversario dell'aggressione della Nato alla Jugoslavia (e in particolare alla Serbia), che iniziò proprio il 24 marzo del 1999 e che per 78 giorni massacrò un popolo e una nazione... con bombardamenti all'uranio impoverito... con le famigerate bombe a frammentazione dette "cluster bombs"... con le bombe alla grafite che lasciarono senza corrente, uccidendo tanti neonati, le incubatrici degli ospedali di Belgrado... con effetti dovuti all'inquinamento ambientale devastanti... con conseguenze sulla popolazione civile che ancora oggi vengono pagate dalle persone di qualunque etnia, ceto sociale o religione... con aumento incontrollato ed esponenziale di malattie del sangue e tumorali... con l'uso scientifico di una propaganda che demonizzò l'intero popolo serbo, propaganda che preparò ad arte il terreno alla guerra... con il frutto di quella "guerra" che oggi si chiama "Kosovo libero e indipendente", un narco-stato n el cuore dell'Europa al cui comando siede un criminale di guerra denunciato (finalmente e bontà loro) anche dai rapporti dei rappresentanti del Consiglio d'Europa...
vi voglio girare una notizia dell'ottobre scorso, così, tanto per non dimenticare.

Tutto, anche in concomitanza con un'altra aggressione armata, ancora una volta molto ben digerita, a quanto pare, sia a destra che a sinistra grazie all'idea romantica e molto rassicurante dell'intervento "umanitario". Umanità che, però, non risparmia uranio impoverito, morte e distruzione sulla Libia e fra il suo popolo, tutto. Che le bombe, quando cadono, non distinguono bene chi colpiscono.
Un messaggio, quindi, non a futura memoria ma, purtroppo e sempre più drammaticamente, a memoria del presente.
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Suicida il pilota della NATO che uccise la piccola Milica Rakic

Si è tolto la vita un mese fa il diretto responsabile della morte di Milica Rakic, la piccola di tre anni che abitava nei pressi dell'aeroporto di Belgrado e fu colpita da frammenti di bombe "umanitarie" della NATO il 17 aprile 1999 alle ore 21:45.
Il tenente colonnello Harold F. Myers era andato in pre-pensionamento da pochi mesi con una diagnosi di "stress da disordine post-traumatico" in seguito a quei bombardamenti, secondo le dichiarazioni di sua moglie Elisabeth.

La piccola Milica appare oggi trasfigurata, tra le icone dei santi della chiesa ortodossa, negli affreschi realizzati dal diacono Nikola Lubardic - si veda:
http://www.cnj.it/24MARZO99/criminale.htm#milicarakic
Allo stesso indirizzo rimandiamo per l'elenco completo dei bambini morti ammazzati nell'operazione "umanitaria" della NATO, mirata a strappare il Kosovo alla Serbia per accelerare lo sventramento della Jugoslavia secondo criteri "etnici".

lunedì 21 marzo 2011

Mario Monicelli

Gli italiani, gli intellettuali, gli artisti, sono poco coraggiosi? Sì, lo sono sempre stati. Sono stati vent’anni sotto un governo fascista, ridicolo, con un pagliaccio che stava lassù... Ci ha mandato l’Impero, le falangi romane lungo Via dell’Impero; ha fatto le guerre coloniali, ci ha mandato in guerra... il grande imprenditore ha detto: «Lasciatemi governare, votatemi, perché io mi sono fatto da solo, sono un lavoratore, sono diventato miliardario, vi farò diventare tutti milionari». Ormai nessuno si dimette, tutti pronti a chinare il capo pur di mantenere il posto, di guadagnare. Pronti a sopraffarci, a intrallazzare. Non c’è nessuna dignità. E’ la generazione che è corrotta, malata, che va spazzata via. La speranza è una trappola inventata dai padroni, quelli che ti dicono "State buoni, zitti, pregate, che avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà... sì, siete dei precari, ma fra 2-3 mesi vi assumiamo ancora, vi daremo un posto". Come finisce questo film? Non lo so, spero che finisca con quello che in Italia non c’è mai stato: una bella botta, una bella rivoluzione. C’è stata in Inghilterra, in Francia, in Russia, in Germania, dappertutto meno che in Italia. Ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto... che è schiavo di tutti. Se vuole riscattarsi, il riscatto non è una cosa semplice. E’ doloroso, esige dei sacrifici. Se no, vada alla malora – che è dove sta andando, ormai da tre generazioni.
(Mario Monicelli)

venerdì 18 marzo 2011

Servi della Nato!

Tutti servi della Nato! da larussa a dalema, da berlusconi a veltroni, da gasparri a bersani! tutti proni e pronti a inviare muscoli italici, flaccidi come i vostri culi. Basta con l'equidistanza, con i né né. E' ora di gridare che se la Libia non ha attaccato nessuno, nessuno può arrogarsi il diritto di attaccarla. Per avere un altro scempio come l'Iraq, la Jugoslavia, l'Afghanistan, centinaia di migliaia di morti civili, e la creazione di nuovi narcostati (Kosovo docet!), buoni per i vostri sporchi interessi! Vigliacchi assassini! Sempre d'accordo quando c'è da bombardare, massacrare, umiliare. E poi venite a festeggiare con le vostre bandiere, nobili anniversari di gente morta per la libertà. Le vostre bandiere sono insanguinate, da del sangue altrui, che ci volete far credere di razza inferiore. Razzisti, infami assassini! Una giustizia, un giorno, giudicherà il vostro squallido fare la storia, col sangue degli innocenti, che propagandate di avere a cuore. Falsi, ipocriti, servi.

mercoledì 16 febbraio 2011

"Foibe a scuola"

Ho un mio indirizzario dove mando i miei scritti, in genere su Kosovo e Serbia. Stavolta ne ho mandato uno non mio, ma del quale sottoscrivo ogni parola, di Francesco Giliani, professore di una scuola del modenese.
Questo intervento, che vi invito a leggere:
(http://prctavagnacco.wordpress.com/2011/02/10/cosi-non-va-chi-ha-paura-a-discutere-liberamente-sulle-foibe/)
ha suscitato molte reazioni, alcune positive, qualcuna negativa. E c'è chi ha chiesto di essere proprio cancellato dalla lista.
Sono un po' invidioso.
Evidentemente, negli scritti che mando non sono abbastanza chiaro nel mio essere di parte. Non metto abbastanza in discussione il mito degli italiani brava gente, mito da rafforzare ancora di più oggi, con tanti militari impegnati in missioni che ancora ci vengono descritte come "di pace".
La realtà, al solito molto semplice, è che non vogliamo sentire nulla su ciò che gli italiani hanno commesso (e commettono) in giro per il mondo, nei vari tragici teatri di guerra. Vero, ci sono stati tanti episodi belli, gloriosi, di uomini valorosi, da raccontare intorno al fuoco, ma non cambiano il contesto nel quale sono accaduti.
Il revisionismo figlio di slogan urlati dai figli della propaganda a orologeria o dalla semplicità dell'ignoranza, che non vuole approfondimenti né messe in discussione, come con le foibe, sta facendo la stessa cosa con l'Etiopia invasa dal duce. Cominciano a comparire libri che parlano dell'eroismo di certi italiani in Africa, del loro essere stati abbandonati, ecc. ecc., saltando completamente la ricostruzione storica dei fatti e sottacendo chi fosse la vittima e chi l'aguzzino. Un po' come con libri tipo "Canale Mussolini". Si tende a sminuire, se non a nascondere, responsabilità con il ricorso all'epica e al romanticismo.

Che ci sia anche una letteratura a sostegno delle tesi revisioniste sulle foibe è facilmente comprensibile e, forse, anche giusto, ma che non si possa parlare (e a Roma, ad esempio, è proprio impossibile, almeno in pubblico) anche di un'altra versione dei fatti, documentata e dalle tesi dimostrabili, la dice lunga su cosa ci troviamo di fronte. Far passare quel drammatico periodo dell'immediato dopoguerra come un attacco degli "slavi", comunisti e partigiani, contro gli italiani in quanto tali è fuorviante, serve a nascondere ciò di cui il fascismo si è reso complice, quando non diretto, tragico protagonista.

giovedì 10 febbraio 2011

Villaggi turistici

Depliant con la pubblicità di villaggi turistici si preparano a invadere le nostre illusioni di riposo.
Ma esistono villaggi, dove il turismo proprio non passa, dove ti rechi solo se hai interessi particolari che, solitamente, non coincidono con quelli di moda nel nostro mondo. In questi villaggi non si va per rilassarsi o per turismo, di qualunque genere. Eppure, si riesce a sorridere.
Sono i villaggi serbi del Kosovo, quelli rimasti dopo la cacciata dei suoi abitanti, almeno la gran parte, nel giugno del 99, dopo i bombardamenti della Nato sulla Jugoslavia. Sono quelli rimasti deserti dopo l’ennesima pulizia etnica contro i serbi, nel marzo del 2004. Oggi, in molti di questi villaggi non vive più nemmeno un serbo. Memoria cancellata, azzerata, anche nelle parole della giovane Svetlana Rakić, che ricorda il suo ritorno in Kosovo, alla conoscenza delle proprie radici, quando non poté rivedere Kjevo, villaggio vicino Istok, perché troppo pericoloso per i serbi anche il solo passarci.
Ma ci sono villaggi come Opraške, Šaljnovica, Koš, Osojane, Brestovik, Goraždevac, Muševine, Sinaje, Belo Polje, dove molti serbi sono rimasti, nonostante tutto o sono tornati, sempre nonostante tutto. E dove stanno cercando di tornare (vedi: http://www.youtube.com/watch?v=9bZMukZpIgA&feature=related).
Queste famiglie vivono in prigioni a cielo aperto. A Koš, vicino Osojane, nel comprensorio di Peć, Radovan Popović guida il pulmino in dotazione al villaggio, donato dal governo norvegese ai monaci del monastero di Dečani e da questi consegnato al villaggio per gli usi comuni, come i bambini da portare a scuola, gli anziani o i malati da portare nei centri sanitari più vicini, la spesa quotidiana. Radovan ci racconta di vite solo apparentemente tranquille, con le tante ingiustizie con le quali convivere, loro malgrado, giorno dopo giorno. La mancanza di legalità non permette loro neppure un minimo di giustizia. Subiscono spesso furti notturni di bestiame o di attrezzature agricole. Ma non possono difendersi, perché ne avrebbero problemi ancora più grandi a conseguenza. La polizia del Kosovo, formata in gran parte da reduci dell’ex formazione terroristica dell’Uck, definita tale dagli Usa e dalla Nato nei primi anni della sua apparizione (ma poi sdoganata come formazione legittimata a combattere per il Kosovo “libero e indipendente”, i cui capi sono oggi al potere ma pure inquisiti per traffico di organi umani e altre attività che davvero poco hanno a che vedere con afflati libertari…), quella polizia non è davvero al di sopra delle parti, né sensibile alle richieste di legalità dei serbi. Capita così, come mi è successo di assistere durante la festa del 14 maggio a Goraždevac, di veder passare fra la pacifica folla di serbi che rendevano omaggio al santo Geremia, un auto con a bordo poliziotti col mitra spianato, dal fare provocatorio e sprezzante.
E continue sono le aggressioni di serbi rimaste impunite, tutte a scoraggiare il loro rientro nelle proprie terre.
Petko Miletić, del villaggio di Opraške, tornato in Kosovo dopo anni di vita da profugo con una moglie e due bambini piccoli, famiglia sostenuta dal progetto di sostegno a distanza avviato da Un Ponte per… in favore di famiglie serbe dei villaggi del Kosovo (vedi: http://www.unponteper.it/cosafacciamo/schedaprogetto.php?sid=16&thold=0) ci racconta della sua casa bruciata nel pogrom del marzo del 2004 e del sogno che fece anni dopo, quando una notte sognò la sua stalla che bruciava. Tornato, trovò la nuova casa costruita per la sua famiglia, con fondi che la comunità internazionale destina per il rientro dei profughi, proprio sul terreno dove prima sorgeva la stalla.
Intorno alla nuova casa, come in un paesaggio spettrale, altre costruzioni bruciate o depredate di tutto, testimoniano la pulizia etnica subita. Petko lavora la terra, aiutato da sua moglie. Tutti i loro sforzi servono a far crescere al meglio i propri due figli, Tamara, di sei anni e Lazar, di cinque. Petko, mi regala in amicizia una bottiglia di rakija fatta da lui. Ogni tanto, con gli amici ne bevo un sorso. Mi serve a ricordare che Petko e la sua famiglia esistono davvero. Così come esistono, al mondo, tanti desideri di vita quotidiana, da ricostruire in pace e serenità. Non voltiamo la faccia.

sabato 8 gennaio 2011

Apertura al buio

Il capodanno è passato.
Abbiamo trascorso la mezzanotte in Serbia, insieme a tanti amici di Kraljevo, molti dei quali con alle spalle storie drammatiche di fuga, distruzione, morte. Ma siamo stati insieme, in una atmosfera di pacata allegria, senza esagerare, che il momento è davvero difficile.
Le lenticchie sono avanzate, così come le pennette al salmone e gli spaghetti alla carbonara. Ma è avanzata anche tanta voglia di fare, e pochi soldi.
Così, quel poco che è rimasto, lo rimettiamo nel piatto, come in una mano di poker. Si apre al buio. Al buio, per cercare di dare un po' di luce ad alcune famiglie di serbi, che sono tornate a vivere nel Kosovo "libero e indipendente" del premier Hashim Tachi, indagato, finalmente, per traffico di organi espiantati ai "desaparecidos" serbi nel '97 e '98, molto tempo prima delle bombe della Nato, che sarebbero state sganciate a difesa dei "liberatori" del Kosovo come lui, che finanziavano in quel modo "l'eroica impresa" (sapete? quelle verità nascoste che tutti conoscono ma delle quali nessuno si occupa... ecco, ora qualcuno se ne sta occupando, con le sue leggi, i tribunali, ecc. ecc.).
Queste famiglie hanno bisogno del nostro misero sostegno perché, anche se pochi, i soldi servono per crescere figli. Hanno bisogno della nostra misera solidarietà, per non sentirsi completamente isolati al mondo. Hanno bisogno che qualcuno, con misere parole, parli di loro, perché la loro voce non resti inascoltata. ( http://www.youtube.com/watch?v=9bZMukZpIgA&feature=mfu_in_order&list=UL )

Sono 30 euro al mese. Un fumatore ne spende molti di più (riducendo il "budget mensile" per il fumo, ne guadagnerebbe anche in salute...), così come ne spende molti di più un appassionato di calcio o di cinema o di qualunque altra cosa. Non è retorica, ma il convivere civile, la giustizia, la solidarietà devono obbligatoriamente passare per una rinuncia. Anche piccola, ma deve essere reale. Altrimenti, è elemosina. E dell'elemosina e dei filantropi non sappiamo più che farcene, a questo mondo. Buon 2011 a tutti.