mercoledì 27 luglio 2011

Mi arrendo...

Mi arrendo.
Ho sempre sostenuto che la Serbia, i Serbi, avessero subito le più grandi ingiustizie in questo secolo e, soprattutto, in quello passato. Ma pure nei secoli precedenti, prestando il fianco, lo so, al vittimismo che da sempre è presentato come caratteristica di questo popolo complicato.

Ho sempre cercato la parola a difesa dei serbi, per ciò che è accaduto nella Jugoslavia degli anni novanta. Ho sempre cercato di dimostrare come i suoi rappresentanti, politici, militari, popolari, avessero grosse attenuanti rispetto a ciò per il quale venivano accusati. Oggi no, basta, mi arrendo. Non spenderò più parole per difendere Milosević, Mladić, il motto Samo Sloga Srbine Spasava (Solo l’Unione Salverà i Serbi!), il festival di Guča, i monasteri del Kosovo e della Metohija, Jelena, Sladjana, Saša e tutto il resto.
No, basta, ve la do vinta.
Ho mia figlia in ospedale, sono davvero in una posizione debole, per cui non cercherò nessun tipo di contrattacco. Ho perso. Gli eventi, del resto, lo dicono. Ho perso, la Serbia ha perso.
La Serbia, che ha arrestato i suoi generali, quelli che il tribunale dell’Aja voleva arrestare, ha perso. Glieli ha consegnati, impacchettati e spediti a domicilio, senza ricevuta di ritorno.
Ho perso, lo so, ho perso come la Serbia con i suoi governanti proni a chiedere di entrare nel grande circo dell’Unione europea, senza garanzie su ciò che sarà il futuro della Serbia stessa e del suo popolo, terreno fertile preda dei vari Marchionne, dei comandanti Nato, del Fondo Monetario Internazionale, delle Banche.
Ripeto, mia figlia è in ospedale e io ho altro per la testa. Altro che la Serbia e le sue sorti! Ho perso.
Però, però, però…
Proprio a voi che avete da sempre accusato questo paese delle peggiori nefandezze.. che avete sempre sostenuto che i mali dei Balcani passassero tutti da Belgrado, la Belgrado dal nazionalismo esacerbato, preda di quel senso di vittimismo che ha portato alla violenza degli ultimi venti anni… proprio a voi che avete portato in giro per il mondo l’immagine della Serbia come terra di coltura del nuovo nazismo, delle pulizie etniche, che siete riusciti a convincere tutto il mondo che proprio da quella terra partiva il male assoluto… a voi, che avete eletto a vostri privilegiati interlocutori gentaglia che vendeva organi umani in cambio di soldi per finanziare il malaffare e lo squallido potere, scambiato per afflato libertario (che scempio delle parole!)… A voi che avete avallato tutto questo, si, proprio a voi, oggi io chiedo…
Come potete tollerare, nel nome del rispetto dei diritti umani, che persone come Zvezdan Arsić, abitante di una casetta in un villaggio serbo, nei pressi di Dečani, dove esiste e resiste un monastero millenario sotto tutela dell’Unesco, oggi patrimonio dell’umanità ma a rischio distruzione… che persone come Zvezdan Arsić, al quale hanno tagliato la fornitura di acqua e non può più annaffiare il proprio orto, che sta rinsecchendo, così come i fiori nei vasi che ci mostra, sconsolato e tenero, senza altre fonti di sostentamento… come potete tollerare che persone così non possano avere un minimo di giustizia?
Tutto intorno alla sua casetta appare povero, abbandonato, rassegnato. Padre Petar, del monastero di Dečani, dove perplessi soldati italiani fanno la guardia, controllando passaporti di amici visitatori, dove assistono alle funzioni religiose di una religione discreta, che non viene a cercarti a casa, una religione che aspetta che sia tu a compiere il primo passo di avvicinamento a Dio, religione che, con un sms, si ferma e prega, per le sorti di una ragazzina lontana che nemmeno conosce… Padre Petar mi mostra, fra il desolato e l’ironico amaro, quelle che erano le case dei serbi, distrutte. Aggiungendo, rassegnato…
“Le case dei serbi nel Kosovo e Metohija (attento padre Petar! Metohija è parola che non si può più pronunciare nel Kosovo “moderno, democratico e liberato!”)… queste case le riconosci perché sono quelle distrutte, che si incontrano nel paesaggio, o sono quelle nuove ricostruite coi ricchi fondi della comunità internazionale, ma con materiali poveri, con mezzi poveri, lentamente e distrattamente e che, una volte ultimate, sono piccole, piccole, piccole…”.
E’ vero. Qualcosa stanno ricostruendo a questi serbi ostinati che non vanno via o che sono tornati. Ma sono architetture minimali. Due stanze, un cesso, un tetto. E basta. Può bastare, deve!, bastare.
Costruite vicino alle vecchie case, andate in rovina, saccheggiate e depredate dagli sciacalli. Case una volta grandi, per famiglie numerose ora costrette a vivere in loculi minimali.
“Quello che eravamo, quello che siamo diventati!”.

Ma alla Serbia occidentalizzata e che vuole l’Europa, tutto questo appare davvero lontano.
Io non ero e non sono d’accordo con voi, ma è un parere ormai davvero poco importante.
Ma voi che avete difeso, a vostro modo di vedere e di dire, i “sacri diritti umani”… che pensate di stare a sostenerli ancora, ieri come oggi, attraverso altre guerre, in Libia come altrove… che siete convinti e ritenete doverose queste guerre che chiamate con nomi sprezzanti del ridicolo, che fate finta di ignorare le enormi quantità di denaro che le stesse guerre richiedono, salvo andare in piazza con scolorite bandiere, nere bianche rosse e verdi, per i tagli alla sanità o alla scuola pubblica… voi che vi commuovete con lacrime da coccodrillo, quando torna un militare morto avvolto da bandiere tricolori, pregne dell’ipocrisia di ministri riformati, simbolo di un Italia senza più memoria, che non ricorda la sua Storia e la sua fierezza… sempre pronti a fare finta di fermare lo spettacolo con minuti di raccoglimento che non contemplate quando a morire sono migliaia di civili inermi e sconosciuti e senza colpa, vittime dei vostri assurdi “effetti collaterali”, sempre pienamente giustificati e sempre, puntualmente, ignorati dai vostri telegiornali… per voi, convinti assertori di tutto ciò, non sono forse “Umani” i diritti di queste persone? E perché, allora, ve ne state in silenzio?
Perché restate in silenzio davanti ai tanti serbi scomparsi, ai quali hanno forzatamente espiantato organi, immessi nel mercato clandestino a finanziare movimenti di liberazione che fanno sfoggio, nel Kosovo “moderno, democratico e liberato”, di bandiere USA da balconi e tetti, quasi fossero le loro? Perché voi, si proprio voi, oggi, non dite nulla?”
Io smetto di scrivere su questi argomenti. Lo giuro, smetto. Tanto più, che mai avrete letto di ciò che vado sostenendo da anni. Ignorato, ignorante, mi rimetto alla vostra conoscenza dei fatti. La giudico oggettiva, buona, assoluta. Ma vi chiedo, da sconfitto… come fate a tollerare tutto quello che, oggi, è la realtà?
Attendo risposta.

10 commenti:

Marco ha detto...

caro Alessandro,
mi sento chiamato in causa poiché fui uno degli ultimi ad aver dissentito da alcuni tuoi concetti espressi dopo la cattura di Mladic. Visto il momento delicato preferirei accantonare la politica ed augurare a tua figlia la più rapida guarigione possibile... Sicuramente meriti che le cose vadano molto meglio di così!
Non appena le cose si saranno sistemate sarò il primo ad esprimere il mio punto di vista sui punti da te toccati, perché alla fin fine un blog serve anche a questo, confrontare le idee, sentirsi dare ragione e basta non credo piaccia alle persone intelligenti come te :)
con stima, Marco

Alessandro Di Meo ha detto...

caro Marco, il mio arrendermi non è certo dovuto a mia figlia (che ora sta meglio). Questa cosa l'ho maturata prima che lei fosse ricoverata, guardandomi attorno in una delle tante situazioni visitate, chiedendomi come si possa vivere in quelle condizioni, con un passato che vogliono cancellarti, un presente che definire precario è eufemismo, un futuro avvolto nel buio più totale. Il pezzo che ho scritto prende spunto dalla situazione di questa gente e parlo dei serbi dei villaggi del Kosovo, dei quali nessuno davvero si preoccupa più. Eppure, ciò che li ha ridotti così sono state le "certezze" degli interventisti, che sputarono bombe all'uranio impoverito su tutto e tutti, senza distinzione, perchè si andava a difendere "diritti umani"! Allora, a me personalmente viene meno la voglia di stare a ribadire, a contestare, a puntualizzare, a difendere ancora ciò che ormai è assodato e dato per buono da tutti. Lascio la presa ma, in cambio, vorrei che qualcuno fra coloro che non hanno mai fatto passi indietro, che non hanno mai avuto dubbi di sorta su quanto accaduto, mi parlassero di come possono acettare e tollerare, in tutta coscienza, quanto accade oggi a famiglie la cui unica colpa è essere serbi in uno stato autoproclamatosi indipendente ma etnicamente ripulito da etnie non albanesi. Non ce l'ho con gli albanesi, ci mancherebbe, ma i fatti sono questi e incontestabili. Almeno da chi rimane in buona fede. E tu, credo sia tra questi. Ciao.

Luigi ha detto...

Caro Alessandro, no! Tu non ti arrendi. Io,che sono lontano (almeno formalmente) anni luce dalle tue idee politiche (parlo in generale, non di Serbia) non permetterò che tu ti arrenda. Dovessi venire a Tor Vergata, immobilizzarti sulla sedia, prenderti il polso e ficcarti una penna nella mano... tu scriverai ancora perchè di persone libere, intelligenti, oneste e che sappiano vedere e scrivere c'è bisogno. Io ne ho bisogno come l'aria e di fronte ad una tale necessità mi è consentito tutto, anche quello di farti violenza per farti continuare a scrivere. Spero che tua figlia stia meglio, anzi già leggo che sta meglio e spero che il tuo sfogo sia stato anche in parte dovuto ad una difficile situazione personale. Aspetto i tuoi ulteriori scritti e ti minaccio pubblicamente qualora non dovessi più leggerne o riceverne. Con stima profonda.
Luigi

cabiria ha detto...

E' con realismo forse spietatissimo che provo a risponderti, da osservatrice -credo- attenta e vicina, pur con alti e bassi, al tuo per me eroico attivismo a fianco dei serbi. Intanto con una domanda...il "voi" che apostrofi nel post, a chi si riferisce? 1) A quanti sostengono, per proprie "consapevoli" convinzioni, l'attuale Kosovo "moderno,democratico e liberato" o a quanti non sanno e non vogliono forse sapere di cosa si sta parlando (insomma, la maggioranza degli esseri umani)? Fai bene a proporre il paragone con la Libia, anche io lo faccio spesso, però mi accorgo sempre più di quanto sia difficile (già con un argomento di attualità come l'attacco alla Libia) scalfire il pregiudizio dominante che giustifica la guerra come missione umanitaria: c'è chi la sostiene, sorretto dai valori dell'occidentalismo libertario, ma c'è chi la sostiene semplicemente perchè è l'unica verità che conosce. Mi rendo conto, dicevo, di quanto sia difficile raccontare UN'ALTRA verità anche solo rispetto ad argomenti attuali (che quindi dovrebbero catturare un relativo interesse), senza destare sospetti pregiudiziali in chi confusamente crede nei valori della libertà e della democrazia mascherati da imperialismo e plutocrazia. Doppiamente difficile è quindi raccontare L'ALTRA verità su fatti ormai quasi del tutto rimossi in Italia. Mi rendo sempre più conto che nel "bombardamento" quotidiano di informazioni in cui anche, purtroppo, le guerre sono all'ordine del giorno, a pochi ormai importa delle tristi conseguenze a lungo termine della guerra in kosovo e tantomeno dei retroscena che l'hanno alimentata. E a chi decide di interessarsi alla questione, si presenta un complesso panorama informativo: una varietà disarmante di fonti e racconti, tanto che diventa complicato, per chi voglia accostarsi ora con occhio nuovo e diverso alla vicenda, orientarsi. Tu hai scritto e molto e i tuoi reportage sono una parte cospicua nel racconto dell'ALTRA verità: ma oltre alle conseguenze della guerra, vanno raccontate le cause. Non taciute, non date per scontato: mi è capitato di parlare con persone istruite più della media che ignoravano completamente l'esistenza di un'ALTRA verità, volenterose nel desiderio di informarsi ma bloccate dal baluardo dell'informazione frammentaria, dispersiva, contraddittoria. Anzichè arrenderti, fai tesoro di questa tua annosa militanza. Immagina di avere davanti a te una persona bisognosa di conoscere la storia dall'inizio: non solo il racconto, bruciante, delle singole conseguenze, delle singole storie esistenziali di chi ha vissuto questo dramma immenso. Ci vuole un racconto militante, con una precisa tesi di fondo, tra lo storico e il documentario; personalmente ho sempre apprezzato tantissimo i tuoi racconti e i tuoi reportages, ma forse, in questo momento (con la guerra in Libia che imperversa), se tu prendessi quel materiale e lo unissi a un'analisi storica, in forma di saggio e non di diario, sarebbe molto più efficace. A volte la forma diaristica di reportage in prima persona ha l'effetto di alienare il lettore che cerca la verità storica. Che ne pensi? (ho iniziato catastrofica, finisco con uno suggerimento...)
con affetto
C.

travarica ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
travarica ha detto...

Non sarei così drastico nei confronti della Serbia "occidentalizzata", anzi.
La Serbia è stata reinserita a pieno titolo nel consesso internazionale ed è nelle condizioni di non aver niente da dimostrare a nessuno: date le condiziooni di partenza non è poco.
Certo, tutto ciò non appare sulla grancasssa politico-mediatico nostrana, sempre ripiegata su se stessa, incapace di riflessioni, strapiena di analfabeti culturali e di ritardati mentali, ma questi sono problemi nostri.
Non mi pare che sia il momento di arrendersi:una causa giusta non la si abbandona mai, tanto più adesso che si cominciano a considerare vittiemime, tragedie e crimini di tutti e non solo di alcuni.
Quindi avanti fino all'ultimo respiro (come l'ottimo libro di Šerbedžija ) e un abbraccio alla piccola.
Ciao

cabiria ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
cabiria ha detto...

E' con realismo forse spietatissimo che provo a risponderti, da osservatrice -credo- attenta e vicina, pur con alti e bassi, al tuo per me eroico attivismo a fianco dei serbi. Intanto con una domanda...il "voi" che apostrofi nel post, a chi si riferisce? A quanti sostengono, per proprie "consapevoli" convinzioni, l'attuale Kosovo "moderno,democratico e liberato" o a quanti non sanno e non vogliono forse sapere di cosa si sta parlando (insomma, la maggioranza degli esseri umani)? Fai bene a proporre il paragone con la Libia, anche io lo faccio spesso, però mi accorgo sempre più di quanto sia difficile (già con un argomento di attualità come l'attacco alla Libia) scalfire il pregiudizio dominante che giustifica la guerra come missione umanitaria: c'è chi la sostiene, sorretto dai valori dell'occidentalismo libertario, ma c'è chi la sostiene semplicemente perché è l'unica verità che conosce. Mi rendo conto, dicevo, di quanto sia difficile raccontare UN'ALTRA verità anche solo rispetto ad argomenti attuali (che quindi dovrebbero catturare un relativo interesse), senza destare sospetti pregiudiziali in chi confusamente crede nei valori della libertà e della democrazia mascherati da imperialismo e plutocrazia. Doppiamente difficile è quindi raccontare L'ALTRA verità su fatti ormai quasi del tutto rimossi in Italia. Mi accorgo sempre più che nel "bombardamento" quotidiano di informazioni in cui, purtroppo, anche le guerre sono all'ordine del giorno, a pochi ormai importa delle tristi conseguenze a lungo termine della guerra in kosovo e tantomeno dei retroscena che l'hanno alimentata. E a chi decide di interessarsi alla questione, si presenta un complesso panorama informativo: una varietà disarmante di fonti e racconti, tanto che diventa complicato, per chi voglia accostarsi ora con occhio nuovo e diverso alla vicenda, orientarsi. Tu hai scritto e molto e i tuoi reportages sono una parte cospicua nel racconto dell'ALTRA verità : ma oltre alle conseguenze della guerra, vanno raccontate le cause. Non taciute, non date per scontato: mi è capitato di parlare con persone istruite più della media che ignoravano completamente l'esistenza di un'ALTRA verità, magari volenterose nel desiderio di informarsi ma bloccate dal baluardo dell'informazione frammentaria, dispersiva, contraddittoria. Anziché arrenderti, fai tesoro di questa tua annosa militanza. Immagina di avere davanti a te una persona bisognosa di conoscere la storia dall'inizio: non solo il racconto, bruciante, delle singole conseguenze, delle singole storie esistenziali di chi ha vissuto questo dramma immenso. Ci vuole un racconto militante, con una precisa tesi di fondo, tra lo storico e il documentario; personalmente ho sempre apprezzato tantissimo i tuoi racconti e i tuoi reportages, ma forse, in questo momento (con la guerra in Libia che imperversa), se tu prendessi quel materiale e lo unissi a un'analisi storica, in forma di saggio e non di diario, sarebbe molto più efficace. A volte la forma diaristica di reportage in prima persona ha l'effetto di alienare il lettore che cerca la verità storica. Che ne pensi? (ho iniziato catastrofica, finisco con uno suggerimento, spero costruttivo...)
con affetto
C.

Alessandro Di Meo ha detto...

cari amici che avete commentato, la mia risposta credo possa stare tutta nell'ultimo post, Memoria e Retorica.
Luigi, la scrittura sa prendere lei la penna e matterla in mano a chi è solo un semplice e umile intemediario fra la realtà vista e il doverla raccontare!
Ma davvero, getterei tutto nel cestino se ci fosse qualcuno che arrivasse a dire: va bene, abbiamo sbagliato, abbiamo commesso danni irreparabili ma da oggi ci occuperemo anche di coloro ai quali abbiamo distrutto un'esistenza! E' retorica, forse...
Caro Travarica, non credo molto nell'attuale dirigenza serba. Scusa, ma penso stiano vendendo l'Anima dei serbi. E non sarebbe la prima volta... Il futuro ci dirà chi aveva ragione, ma è cosa davvero poco importante. Sarà già tutto accaduto, ancora una volta.
Cara Cabiria, raccontare le cose in quel modo è l'unica cosache (penso...) di saper fare. Diceva Guccini: "ho ancora cose da raccontare, per chi vuole ascoltare, e a culo tutto il resto!".
Davvero non saprei fare questa cosa, scrivere e raccontare, diversamente da come la faccio.
Un abbraccio a tutti.

Ivan ha detto...

Ciao, caro Alessandro. Mi trovo nella mia citta´ di Pola.
Non e' proprio il tempo da mare, percio' sono andato su Internet. Anch' io non credo che ti arrendi! Trovo molta amarezza nel tuo scritto, come in tutti noi d' altronde.
Travarica cita il libro di Šerbedžija, autobiografico, che prende il titolo dal film con Jean Paul Belmondo.(Percio´' andava citato il film caso mai ) Una persona squisita, intendo Belmondo, che ho avuto il piacere di conoscere.
Mi ha incuriosito la vendita del libro, che era secondo nella clasiffica - in Croazia, dove il Šerbedija fu boicottato da alcuni suoi colleghi e subi' pesanti attacchi. Incominciai leggere il libro e allora capii "u kom grmu leži zec"! (In che cespuglio si nasconde il leprotto, cioe', il motivo perche'...).
Aprezzavo il Šerbedžija come attore. Una bella voce. Ho la sua prima musicassetta di poesie e canzoni, incisa su "Jugoton"...
Ho scritto di tutto cio` ha lui esprimendo il mio grande disapunto. Mi ha risposto.
Andando avanti col tempo trovo nel mio archivio un articolo che mi conferma l' opinione intesa su Šerbedžija - e` un' oportunista.
Infatti l' articolo e' del 1992, e chi ti trovo nella foto insieme a lui? Da non credere - l' Ibrahim Rugova. Ho collegato subito la sua amicizia con la Vanessa Redgraeve (?) che poi interpreto' Madre Teresa. Naturalmente gli scrissi...... Ciao! Ivan