lunedì 4 settembre 2017
lunedì 13 febbraio 2017
"Badnji dan, vigilia di Natale" - il video
Il video: "Badnji dan, vigilia di Natale" è su:
https://www.youtube.com/watch?v=zn5QqiIe_7E&t=10s
(per collegarsi, copiare e incollare l'indirizzo)
Buona visione!
I za vas, dragi prijateli. Sa Srbijom u srcu:
https://www.youtube.com/watch?v=P_AqpRIqzW4&feature=youtu.be
Buona visione!
I za vas, dragi prijateli. Sa Srbijom u srcu:
https://www.youtube.com/watch?v=P_AqpRIqzW4&feature=youtu.be
domenica 22 gennaio 2017
Anche se allora vi siete assolti, siete lo stesso coinvolti.
Gennaio
2017, fanno 18 anni dalla morte di De André, formidabile cantautore e poeta
genovese che ricordiamo nel titolo di questo breve report.
Marzo 2017,
faranno 18 anni dalle bombe sulla Serbia e sul Kosovo e Metohija, già ex
Jugoslavia, ma anche 18 anni dall’inizio delle nostre attività in favore dei
serbi, profughi dal Kosovo ma anche semplicemente coinvolti nel dramma
collettivo del post bombardamenti.
18 anni
riportano a età adulta e quando si arriva a età adulta c’è bisogno di lasciar
andare, di mollare la presa e far proseguire il cammino con le proprie gambe
all’adulto di turno. Il ricordo di De André, così come la nostra presenza fra
quelle persone e fra quei luoghi, hanno in comune proprio questo: la necessità
di prendere la propria strada, nella storia, nelle coscienze.
Ad
accomunarci un amico genovese, Giuseppe, che da qualche tempo non c’è più
ma che continua a vivere nella realizzazione delle nostre iniziative che così
tanto aveva sollecitato e sostenuto. In suo nome, questa nostra tignosa
presenza fra i dimenticati, i serbi, descritti prima come criminali e
nemici, ora semplici braccia da sfruttare, alla mercé di disinvolti avventurieri
della finanza, pronti a fiutare affari nelle agevolazioni di un governo che
sembra non aspettare altro che dimostrare all’Unione
Europea la propria affidabilità che, tradotta in termini coorenti, significa
abbassamento delle tutele sociali, collettivizzazione degli oneri, privatizzazione
dei profitti.
A Giuseppe i
serbi piacevano. Piaceva la loro testardaggine, un po’ montanara, un po’ contadina,
il loro saper rinunciare, il loro farsi bastare anche la miseria, se necessario.
Serbi come Bilijana Rakić, che vive a Konarevo, nel comprensorio di Kraljevo.
Bilijana coi suoi due figli Jovan e Mihailo, è rimasta vedova tre anni fa.
Sola, è stata costretta a lasciare la sua casa, la casa del marito, nella quale
è ritornata due anni fa, alla morte del cognato che quella casa aveva rilevato.
I ragazzi, due anni fa in vacanza al mare, vacanza anch’essa finanziata da Un
Ponte per... a Baošiči, in Montenegro, sono anche inseriti nel progetto di
sostegno a distanza che, in collaborazione con il nostro partner, la Croce
Rossa Serba di Kraljevo, raggiunge decine di famiglie in stato di estrema
povertà.
Ma Bilijana
è stata coinvolta anche in un'altra iniziativa, la fornitura di oltre venti serre
agricole fra famiglie di Kraljevo e dei villaggi serbi della Metohija, una serra che le ha
permesso di coltivare oltre il ciclo normale di produzione che, da queste parti
(in questi giorni la temperatura è scesa anche oltre i meno 20 gradi!!!) è di pochi mesi.
Bilijana ci
mostra il suo congelatore pieno di prodotti frutto del suo lavoro e un bel giaccone comprato per uno dei figli: “E' così che uso i soldi del
sostegno”, ci dice. Un sostegno globale, dunque, dalle vacanze al mare, momenti
di spensieratezza così necessari nella vita dei due ragazzini (ai quali,
però, entrambi quest’anno hanno deciso di rinunciare per non lasciare sola la mamma ed
aiutarla nei lavori nella serra...), al sostegno a distanza, rapido, concreto,
sempre efficace, passando per questa serra che, grazie a quella poca terra che
ha a disposizione intorno casa, rappresenta una ricchezza perché offre la possibilità di lavorare. Lavorare per un futuro che
sia anche solo un po’ migliore rispetto a un passato che, se non potrà essere
dimenticato, potrà almeno essere ricordato con la giusta dolcezza e malinconia.
Stesse scene
o quasi presso altre due famiglie che visitiamo, non senza esserci persi con l’auto
della Croce Rossa fra stradine di campagna innevate e ai limiti della
praticabilità. Cambiano però gli attori, che esigono la stessa attenzione e lo
stesso coinvolgimento emotivo. Del resto, siamo sempre proprio tutti coinvolti.
La famiglia
Vukičević è stata abbandonata dal marito/padre e mamma Snežana è rimasta con l’anziana
madre e i suoi 3 figli: Marko, che è stato in vacanza in Italia proprio vicino Genova, a
Celle Ligure, qualche anno fa, quando incontrammo anche Giuseppe, con noi
organizzatore e finanziatore di quell’iniziativa, che rimase volentieri fra noi a parlare, sorridere, mangiare, giocare a biliardino, in momenti splendidi...
Marian, che è stato l’estate scorsa a Baošiči, in vacanza al mare... Marina,
che è molto di aiuto per la mamma. Sneža ci mostra una vecchia serra dove ha
messo a germogliare le sementi, pronte a diventare piantine ed essere trapiantate nella “nostra” nuova
serra, ora a riposo e che spera potrà darle un raccolto come quello di quest’anno.
Infine, la
famiglia Todorović che conosciamo per esserci già stati un’altra volta e per i
due figli di Milenko, Milan e Ivan, anche loro in Italia a Celle Ligure.
Milenko vive solo con loro, la moglie se ne è andata anni fa. La serra è stata
molto generosa, grazie al lavoro di tutti, anche se Milan, che si fa chilometri
e chilometri sia per andare a scuola, come il fratello Ivan, che per andare a
giocare a pallone, non riesce sempre a stare dietro al padre. Milenko insiste
per regalarci ajvar, sorta di patè di peperoni gustosissimo e l’immancabile rakija
distillata in casa. Ringrazia tutti, Milenko, per il sostegno a distanza ma
anche e soprattutto per la serra. Ne è contento, è davvero un mezzo
prezioso per riuscire a produrre quella cosa cui nemmeno un serbo può
rinunciare: cibo da mangiare!
Questo
nostro testardo continuare a stare fra queste persone, profughi dal Kosovo o semplicemente ridotti in miseria dalle conseguenze dei bombardamenti Nato, in mezzo a
questi luoghi sempre più poveri ha un significato preciso, che va oltre l’umana solidarietà
con chi se la passa male e non è iniziativa che potrebbe essere riproposta in altri luoghi, come
un "pacchetto vacanze". No, questo nostro permanere dopo diciotto anni a fianco
dei serbi è frutto di scelte di campo precise, fatte al tempo dei bombardamenti
Nato, nel ’99, ma anche prima, durante le sanguinose guerre jugoslave degli
anni ’90.
Come detto
già, è un bambino diventato adulto, nato in mezzo a bombe infami, in mezzo a
menzogne che ce lo presentavano come criminale e nemico. Bombe sganciate a
favore dei veri criminali e delinquenti, coloro che oggi hanno in mano il “Kosovo
indipendente”, quei fondamentalisti, fanatici irredentisti che propinano sogni di grandi
Albanie.
Viene da
sorridere, francamente, nel vedere le proteste contro Trump, appena insediatosi
alla Casa Bianca, da parte di pseudo pacifisti con le bandiere della pace indosso.
Forse a costoro piaceva certamente di più la democratica e affabile Hillary
Clinton, moglie di Bill, la cui statua bronzea svetta al centro di Priština, riconosciuto
come padre fondatore della patria albanese kosovara, dispensatore generoso di
bombe, di uranio impoverito e di soldi, tanti soldi alle mafie locali. Anche le donne
“in rosa” protestano contro Trump forse ignare o un tantino distratte da non
vedere come vivono oggi donne e uomini come Bilijana o Snežana o Milenko, donne
e uomini ridotti così dalle conseguenze di bombe che, sganciate così lontano
dalle loro case, non ricordano proprio. Anche voi siete tutte coinvolte, care donne in "rosa"!
Non so che
mondo sarà con Trump, certo il mondo disegnato dai suoi predecessori, a chi si ritiene
davvero pacifista non può piacere. Al peggio non c’è mai fine ma è difficile
immaginare un peggio per quelle popolazioni investite dalle attenzioni dei presidenti
USA che sono venuti prima di Donald Trump, l'ultimo compreso, quell'Obama "premio Nobel per la
pace", colui che ha lasciato che fossero gettate, non senza evidentemente condividerle, la maggior quantità di bombe fra tutti i presidenti USA della storia. Chissà che
Trump, nel suo delirio protezionistico, non arriverà anche a chiudere Bond
Steel, la base americana più grande d’Europa costruita subito dopo i
bombardamenti del ’99 in Kosovo, nei pressi di Uroševac (pardon, oggi si chiama
Ferizaj e la scritta in serbo, perché il nuovo Kosovo nel suo Statuto si
dichiara rispettoso delle minoranze, è però spesso cancellata).
Senza ricordare
continuamente, fino all’esasperazione questo passato, non avrebbe senso restare fra
questa gente. Un passato che dovrebbe, ad esempio, riabilitare Slobodan Milošević, troppo in
fretta liquidato all’Aja nelle carceri del tribunale ad hoc per i crimini
nella ex Jugoslavia, tribunale che si è guardato bene dal condannare criminali
reali che se ne vanno liberi per il mondo o che hanno ricevuto morte in gloria e funerali solenni. Milošević, addirittura oggi assolto dallo stesso tribunale, anche se è
assoluzione che va letta fra le righe di una sentenza che riguarda il processo Karadžić e la Bosnia ma che, di fatto, lo scagiona da crimini contro l'umanità, cosa ignorata dai principale mezzi di "informazione", non fu dunque un criminale ma uno statista al posto sbagliato nel
momento sbagliato. Il gioco era truccato, doveva andare così.
La storia
sembra insegnare poco e siamo sempre tutti pronti a credere alla giustezza di
interventi detti “umanitari e liberatori” contro il despota di turno, “affamatore
e assassino” del proprio popolo.
Siamo tutti coinvolti, anche nel continuare a
credere alle menzogne che ci vengono propinate in maniera molto sottile e
subdola. Basterebbe un sano dubbio su tutto quel che accade, per avere almeno
un approccio migliore a questioni così gravi.
Nel ‘99 la menzogna invadeva le nostre case, grazie a gentaglia mascherata da giornalisti o da politici che forse non apostrofavano il disabile o non pronunciavano frasi razziste ma sapevano raccontare bene menzogne al servizio delle bombe che sarebbero presto cadute. Nei telegiornali, nei dibattiti, nei libri in fretta pubblicati, nei titoli dei giornali asserviti al potere, nulla si seppe dei tanti serbi scomparsi molto prima dell’intervento cosiddetto “umanitario”, serbi fatti sparire da squadracce di terroristi fatti passare come liberatori del Kosovo. Alcuni di questi criminali all’Aja non sono riusciti a incriminarli, con molti testimoni morti in circostanze "sospette", alcuni sono addirittura al potere nel nuovo Kosovo, molti di loro entrati a far parte della nuova polizia kosovara, che dovrebbe "salvaguardare" il patrimonio serbo-ortodosso, fatto di Chiese e monasteri plurisecolari. Un patrimonio che rischia di sparire materialmente, come durante il pogrom antiserbo del 2004, quando molte chiese e monasteri furono distrutti o dai radar della memoria collettiva, cercando di farli passare come storia del Kosovo e, quindi, proprietà dello stesso Kosovo monoetnico. Uno schiaffo alla Cultura.
Nel ‘99 la menzogna invadeva le nostre case, grazie a gentaglia mascherata da giornalisti o da politici che forse non apostrofavano il disabile o non pronunciavano frasi razziste ma sapevano raccontare bene menzogne al servizio delle bombe che sarebbero presto cadute. Nei telegiornali, nei dibattiti, nei libri in fretta pubblicati, nei titoli dei giornali asserviti al potere, nulla si seppe dei tanti serbi scomparsi molto prima dell’intervento cosiddetto “umanitario”, serbi fatti sparire da squadracce di terroristi fatti passare come liberatori del Kosovo. Alcuni di questi criminali all’Aja non sono riusciti a incriminarli, con molti testimoni morti in circostanze "sospette", alcuni sono addirittura al potere nel nuovo Kosovo, molti di loro entrati a far parte della nuova polizia kosovara, che dovrebbe "salvaguardare" il patrimonio serbo-ortodosso, fatto di Chiese e monasteri plurisecolari. Un patrimonio che rischia di sparire materialmente, come durante il pogrom antiserbo del 2004, quando molte chiese e monasteri furono distrutti o dai radar della memoria collettiva, cercando di farli passare come storia del Kosovo e, quindi, proprietà dello stesso Kosovo monoetnico. Uno schiaffo alla Cultura.
Senza
memoria di tutto questo sarà inutile continuare a sostenere famiglie distrutte
dalle bombe e dalle loro conseguenze, pagate negli anni a venire, tanto da
mettere in ginocchio un’intera popolazione che, caso raro nei Balcani, ancora
non si è piegata a entrare nella Nato, nonostante una classe politica che lo
farebbe presto e volentieri. Ma, forse, il vento sta cambiando, è un vento
freddo, viene dall’Est, ci hanno sbattuto il muso in tanti.
Nel
frattempo, continueremo, almeno anche per questo diciottesimo anno, a sostenere
in ogni modo i serbi, sia in Serbia che in Kosovo e Metohija. Bambino adulto nato controcorrente e che controcorrente continuerà ad andare, alla ricerca della
verità, da raccontare a chi vorrà ascoltare. Serberà memoria, questo ragazzo diventato uomo. E racconterà anche di noi.
GUARDA IL VIDEO: "BADNJI DAN, VIGILIA DI NATALE"
https://www.youtube.com/watch?v=zn5QqiIe_7E&t=10s
Aiutaci a far vivere questo bambino
diventato adulto. Sostieni a distanza famiglie in Serbia o nei villaggi serbi
del Kosovo e Metohija. Contatta Un Ponte per... http://www.unponteper.it/it/
giovedì 29 settembre 2016
Buonanotte, Noodles.
Caro Noodles, mi è capitato oggi di sbrigarmi per tornare a
casa.
Non ce ne era motivo, ma era come se dovessi fare presto per
venire a darti da mangiare. Sono arrivato, sono entrato con la macchina in
giardino, al solito mi è venuto spontaneo cercare la tua sagoma fra quelle dei
tanti gatti che ormai da anni popolano la nostra casa. Tu non c’eri. Come non
c’eri stato la sera prima, al ritorno dal mare. Io sapevo che saresti spuntato
da qualche parte, come facevi sempre. A volte, te ne stavi a capo di quel
comitato d’accoglienza cui manca solo di alzare cartelli al nostro ritorno, dal
lavoro, da una breve vacanza, ieri dal mare. Cartelli con su scritto “Bentornati!”
o, più prosaicamente: “Bastardi, era ora che vi ricordaste di noi!”.
Da quel giorno in cui ti prendemmo, dentro una scatola di
cartone, con tua sorella, sono passati più di tre anni. Era un primo maggio, passato
fra cibi biologici e tavoli di solidarietà, fra vino e libri. Tua madre era
morta e cercavano qualcuno che si prendesse cura di due minuscoli esseri quali eravate
tu e tua sorella. Ti si dava il latte con una siringa, siringa che, per te, non
c’era bisogno di premere: succhiavi quel latte con una forza impensabile. E
poi, con la nostra Lepa che da poco aveva partorito tre cagnolini, non avevi problemi a ciucciarle
latte, mentre la accarezzavo e tenevo quelle piccole "belve" dei suoi cuccioli
chiusi in cantina, che non ti avrebbero certo permesso di startene comodo lì, a
scorazzarle sulla pancia! Tua sorella non ce la fece, troppo debole e troppo
poco disperatamente attaccata alla vita, come invece ti dimostrasti tu.
Ti viziammo già da allora, ma eri un piccolo orfanello,
vittima di un grave deficit di “accudimento” e tu, ogni volta, ce lo ricordavi,
facendo il “pane” e attaccandoti ai nostri maglioni come fossimo Lepa di quei
giorni. Fra i cuccioli di Lepa c’era Vago, che tenemmo e che divenne nostro e
tuo grande amico, anche se, quando entravate in casa a coppia, come due gringo
in un saloon, lui ti andava sempre a fregare rimasugli di cibo nella tua ciotola.
Ma lo tolleravi, con l’aristocrazia tipica del gatto che si chiede, facendo le
proprie pulizie sulla sua poltrona:”Ma ‘sto plebeo di cane, che ci fa qui?”
E adesso?
E adesso basta. Ti sei preso tutta la scena come meglio non
avresti potuto. Tu non sei sparito come gli altri, senza lasciare una traccia,
un biglietto, un verso, no... tu sei rimasto qui, fino alla fine. E ti ho
trovato. Non è stato bello, sai? No, non è stato bello andare verso la cantina
per posare cose e vederti, piccola macchia bianca nell’oscurità, giacere a
terra senza vita. Altri, prima di te, sono spariti nel nulla, lasciando ferite
mai completamente rimarginate. Gastone, Mocciolo, Virgola... tu no, tu sei rimasto. E ti
ho trovato.
Si, adesso basta con il solito tornare a casa e sbirciare,
fra parole di circostanza, se ci sei o no. “Prendete gli zaini, le buste della spesa le prendo io” e, con la coda dell’occhio ma soprattutto del cuore, vedere se spunti
da qualche parte, da un cespuglio, da dietro un vaso, dal tetto, da sotto un
tavolo, da sopra una gatta. Basta.
Basta col cercarti fra mille sensazioni, basta col pensarti
fra i mille pericoli di una vita davvero felina, una o tre, cinque o sette vite
che importa? C’eri, tornavi, ti si rivedeva, tutto svaniva in un lampo: “Oh, ecco
il buon Noodles!”. Eri ancora tu, come sempre, tutto poteva riprendere coi
soliti ritmi del tuo viverci accanto.
Basta con la poltrona che avevi fatto tua ma che spesso
nemmeno ti bastava, ne volevi altre, le nostre, quasi a dire: “Se vi ci mettete
voi, perché non io?”. Basta con le sfiancanti richieste di cibo, mai abbastanza
per te, per poi chiedere di uscire che le gatte, là fuori, aspettavano. Basta
con il tuo fare da despota, imperatore dei gatti, re incontrastato che nessuno
poteva scalzare dal trono. Tante le tue vittime, forse ti avranno anche odiato.
Milady, la tua gatta preferita, no.
Sei stato un grande, Noodles. Ma, come nel film “C’era una
volta in America”, avessimo puntato su di te, avremmo perso. E oggi, abbiamo
perso.
Ora c’è un salice a farti compagnia. E’ piccolo ma ha buone
radici. Se avrà la tua stessa voglia disperata di vita, ce la farà. E ti terrà
accanto, in quel letto che ti ho preparato stamattina, all’alba, una scatola
avvolta in un telo a ripararti dall’umidità. Un letto annaffiato dalle nostre
lacrime, che uscivano inarrestabili e improvvise e così dolci per te, nel
ricordo delle tante risate assieme. Dalla "tua" finestra, adesso quel salice si vede bene. Da quella finestra, continueremo a cercarci.
Che la terra ti sia lieve, buon Noodles. E
che sappia custodire tutto di te, come un segreto dentro una piramide.
p.s. Ti ho messo del cibo, accanto. Dovessi mai svegliarti,
avresti sicuramente fame. Buonanotte, Noodles.
giovedì 28 aprile 2016
Viaggi da sogno
Si è appena concluso un viaggio di conoscenza in Serbia e in Kosovo e Metohija, nato dalla collaborazione fra la Società Geografica Italiana e l’associazione Un Ponte per... Il viaggio, cui hanno partecipato 36 persone, ha toccato i maggiori centri culturali del paese.
Dalla breve visita, a Belgrado, del Kalemegdan, con lo spettacolo della confluenza dei fiumi Sava e Danubio, fino alla Skadarlija, con i suoi caratteristici ristoranti ancora oggi méta preferita di artisti e poeti...
![]() |
| Belgrado, Skadarlija: ristorante nella strada degli artisti |
... da Kragujevac, con la visita allo “Spomen Park”, memoriale delle vittime dell’ottobre del 1941, quando migliaia di persone furono trucidate dai nazifascisti, fino alla città di Kraljevo... dal monastero di Studenica, fondazione del capostipite della famiglia reale Nemanjić, che guidò lo stato serbo medievale per quasi tre secoli, passando per la valle dell’Ibar, la “dolina jorgovana”, la valle dei lillà, fatti piantare dal re Uroš per la futura sposa franco-italiana, regina Elena d’Angiò (Jelena Anžujska), fino al Kosovo e Metohija, con le visite ai maggiori esempi di quel patrimonio culturale serbo-ortodosso perennemente in pericolo. Il viaggio si è concluso con la visita al monastero di Ravanica, fondazione del knez Lazar Hrebljanović, eroe della battaglia del Kosovo le cui spoglie sarebbero contenute nel sarcofago a destra dell'iconostasi. Il monastero sorge lungo la valle del fiume Morava la cui scuola, detta “scuola della Morava”, caratterizzò le altre fondazioni sorte in quella parte di Serbia, tutte risalenti al tardo secolo XIV, inizio del XV, canto del cigno dell’epopea medievale serba.
La conoscenza degli affreschi nelle chiese dei monasteri di Studenica e di Visoki Dečani, del patriarcato di Peć, del monastero di Gračanica e della Bogorodica Lieviška a Prizren (la Vergine Madre di Lievis, con il restauro del famoso affresco della Madonna con Bambino nutritore distrutto nel pogrom del marzo 2004); le visite all’unica fondazione dello zar Dušan, i santi Arcangeli vicino Prizren...
La conoscenza degli affreschi nelle chiese dei monasteri di Studenica e di Visoki Dečani, del patriarcato di Peć, del monastero di Gračanica e della Bogorodica Lieviška a Prizren (la Vergine Madre di Lievis, con il restauro del famoso affresco della Madonna con Bambino nutritore distrutto nel pogrom del marzo 2004); le visite all’unica fondazione dello zar Dušan, i santi Arcangeli vicino Prizren...
giovedì 31 marzo 2016
Buonaser(R)a!
A Kraljevo, vado a trovare Mijo,
che non vedo da tempo.
Mijo è stato costretto a fuggire
dal Kosovo e Metohija nel giugno del ’99, dopo la fine dei bombardamenti della
Nato e il ritiro delle truppe serbe dal Kosovo.
Ha dovuto lasciare la sua casa, a
Belo Polije, vicino Peć, costruita con anni di sacrifici. Tutte le volte che
siamo tornati insieme da quelle parti, dall’auto me l’ha sempre indicata: ogni
volta le mancava una parte, portata via dai razziatori, distrutta per sfregio.
L’ultima volta che siamo stati insieme non si è neppure voltato a guardarla.
Persa per sempre, insieme al Kosovo, alla Metohija, a quella vita fatta di anni
di lavoro, tanto lottare, tanto soffrire.
Una casa Mijo se l’è costruita pure
a Kraljevo, una casa per la sua famiglia: Mira, la moglie e i tre figli, Radoš,
Josif, Jovana. Lui non ha mai smesso di lottare per un futuro migliore da
offrire loro. In questi anni, noi di "Un Ponte per…" gli siamo stati sempre
vicini, sia con la semplice solidarietà e amicizia, sia con i sostegni a
distanza. Ma lui non s’è adagiato sugli aiuti e ha lottato con ogni mezzo.
Di Mijo ho raccontato nei miei
libri. Nel marzo del 2004 era tornato a Belo Polije per sistemare alcune
faccende legate a sue vecchie proprietà, ma fu preso in mezzo ai disordini del
pogrom antiserbo-ortodosso che fece altre vittime e causò la distruzione di
molta parte di quel patrimonio culturale di cui pochi sembrano ricordarsi
quando, oggi, si chiede l’ammissione del nuovo Kosovo, di questo nuovo Kosovo
albanese monoetnico, addirittura nell’Unesco. Pochi sembrano ricordarsi dei
continui pericoli che corrono i monasteri, testimoni di una cultura millenaria,
quella serbo-ortodossa, appunto, che si vorrebbe cancellare.
Mijo mi racconta di come la vita
sia comunque difficile, anche dopo diciassette anni da quei bombardamenti. E’
stato nei mesi scorsi in Russia, a lavorare come muratore. Vitto, alloggio,
viaggio, ma la paga ha lasciato a desiderare e quello che ha riportato a casa
non è servito a molto. Ha un pezzetto di terra, Mijo, che lavora aiutato dalla
moglie e dai figli, terra che potrebbe dargli di più... “Dalla Norvegia hanno comprato
delle serre da donare al comune di Kraljevo, ma non sono molte e non è facile
entrare in quelle liste!”.
Pare costino più di mille euro
l’una, ci sembra troppo... “Con cinquecento euro se ne può realizzare una molto
buona, ottima per una famiglia!”. Con noi c’è Novka, la mia sorella acquisita,
rimasta senza lavoro dopo la chiusura definitiva della fabbrica di
elettrodomestici Magnohrom. Anche Novka si dice convinta che le serre possano
costare di meno. Così, nasce l’idea.
![]() |
| Il modello di una serra con moduli da 1,5 metri |
Ci siamo messi al lavoro e dopo solo
qualche mese eccoci qui, a comprare serre per famiglie di Kraljevo fra le più
bisognose. Abbiamo inserito anche le famiglie di Mijo e Novka nella lista
preparata in collaborazione con la Croce Rossa Serba di Kraljevo.
Dopo un
sopralluogo con un amico, Roberto, esperto di agricoltura biologica e
sostenitore delle attività di "Un Ponte per..." in Serbia (Roberto ha anche
ospitato, negli anni scorsi, dei ragazzini durante i periodi estivi, nelle
nostre iniziative di ospitalità), abbiamo preso accordi con una ditta di Čaćak, disponibile anche
a incontrare le famiglie e mostrare loro il corretto uso della serra scelta,
una serra con una forte struttura e ottimo nylon di copertura, garantito 4
anni, con un sistema semplice di irrigazione, semplice ma esistente e compreso
nella fornitura.
![]() |
| Con Roberto e Sneža, "ex" ragazzina ospitata in Italia |
Il costo, che si aggira fra i seicento
e i settecento euro, dipende dalla misura, scelta in base alla grandezza
del terreno dove la serra andrà montata.
Dieci famiglie del comprensorio
di Kraljevo, alcune fra quelle sostenute a distanza, stanno ricevendo in questi
giorni le serre. Dal nulla, avranno una serra da poter utilizzare subito, allungando
il ciclo produttivo di almeno quattro mesi. Non è poco, per chi ha poco. Non è
poco nemmeno per noi, che cerchiamo di esaudire al meglio le volontà del nostro
amico Giuseppe, che sarebbe contento di vedere realizzate queste cose cui
teneva così tanto.
![]() |
| Tipologia di serra scelta - dimensioni 9/12 x 5 x 2,5h |
Ma altre dieci famiglie dei
villaggi serbi del Kosovo e della Metohija potranno presto ricevere lo stesso
regalo. I nostri amici monaci a Dečani
ci diranno come organizzare al meglio il trasporto. Forse qualche serra andrà a
stare vicino a qualcuno dei pozzi realizzati in passato da quelle parti, acqua
per tante famiglie escluse dall’approvvigionamento di questo bene primario. Noi
gliela abbiamo portata, scavando pozzi in quella terra che è sempre stata anche
la loro terra: il Kosovo e la Metohija.
Inutile dire che con il vostro sostegno
potremmo acquistarne altre, di serre. Per aiutare davvero in maniera concreta e
senza troppa retorica tante persone che dalla terra ancora si aspettano
qualcosa. Dalla terra, forse anche dal futuro. Cosa rara di questi tempi.
.............................................................................
Banca Popolare Etica c/c n. 100790 IBAN: IT52R0501803200000000100790
martedì 15 marzo 2016
12 Marzo.
Dai monti intorno, fuochi si chiamavano, l’uno con l’altro,
come a darsi segnali di primavera.
Le potature venivano bruciate, perché era l’ora della fioritura. A Marzo, tutto rifiorisce, ma io sentivo i ricordi assalirmi.
Dolci, come sguardi affabili, amari, come lacrime ad accoglierli, preparavano la strada che, dopo aver dribblato le montagne, giungeva alla pianura dove, come d’incanto, come fuoriuscisse dalle viscere della terra, appariva il Circeo.
Le potature venivano bruciate, perché era l’ora della fioritura. A Marzo, tutto rifiorisce, ma io sentivo i ricordi assalirmi.
Dolci, come sguardi affabili, amari, come lacrime ad accoglierli, preparavano la strada che, dopo aver dribblato le montagne, giungeva alla pianura dove, come d’incanto, come fuoriuscisse dalle viscere della terra, appariva il Circeo.
![]() |
| La via Appia, vista da ponte Maggiore |
Sono passato per quella casa, che chiamavamo “rosa”, la
stessa di allora, vicino al cimitero, con i suoi ruderi e l’incrocio dei
piccoli fiumi, dove orate dai mille colori pescava con la rete papà, in
domeniche infinite, lontani da tutto, anche da quel futuro insospettato, che ci
avrebbe gelato.
Le mimose non ci sono più, quelle mimose che ti avrei
regalato negli anni, senza averne soddisfazione in cambio. E poi....
E poi i fiori e la pulizia delle lapidi, poi le “ciuppette”, il pane ferrarese e poi la stradina per il mare.
![]() |
| casa "rosa"... |
E poi i fiori e la pulizia delle lapidi, poi le “ciuppette”, il pane ferrarese e poi la stradina per il mare.
Eccolo il mare, con quella sabbia dorata che, dopo drenaggi
di scempio a nasconderla, torna alla luce, come una volta, quando si facevano
piste da giocare con palline di paglia costruite dal vento per la nostra
fantasia, quella di un tempo andato, davanti a onde increspate e isole lontane
visibili nell’aria pulita, sferzata anche lei dall’incrocio dei venti.
Poi, il ritorno. Ho
comprato le mozzarelle, le ho mangiate la sera con la mia famiglia di oggi. Erano
buone, come sempre. Oggi è stato il tuo compleanno. Auguri, ma'.
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