giovedì 14 agosto 2008

A srce u Srbiji (col cuore in Serbia...)

Ci sono molti modi di raccontare un viaggio...
Iniziando dagli imprevisti di una partenza alla Stanlio e Onlio e i loro arrivederci, con una macchina moderna, confortevole, capiente e comoda scelta come mezzo per cinque baldi ex giovanotti ma che un dosso mette fuori gioco... addio alla coppa, quella dell’olio, sogno svanito alle 6 e mezza di mattina... fino alla scelta di ripiego, una vecchia ma esperta auto che di viaggi in Serbia se ne intende, uno in più non le farà certo paura...
Oppure, un viaggio lo si può raccontare con i dettagli delle soste, del traffico, delle Vinjete slovene che si pensava fossero dei nuovi fumetti comici dell’ultima entrata in Europa mentre, scoperta deludente e davvero meno divertente, si tratta di tassa da pagare, trentacinque euri, per passare sulle autostrade slovene con la stessa macchina, per sei mesi al massimo...
Oppure ancora, un viaggio lo si può raccontare parlando di quel che è la mèta agognata, in questo caso il festival delle trombe di Guča (si legge Guccia...), del clima respirato, di quell’atmosfera di festa e follia, di quella sensazione di stare per una sera fuori dal mondo e dalla realtà...
Ma un viaggio come il nostro, quello di cinque ex ragazzi che se ne vanno fin laggiù per tre, quattro giorni, due di viaggio, con la scusa del festival ma poi infilano dentro quel povero bagagliaio, esperto si, ma pure davvero molto comprensivo e complice, paziente e caparbio, tanti di quei vestiti, che servono sempre, un computer completo di tutto per quei ragazzi, per quella famiglia, a loro non glielo abbiamo ancora portato, gli servirà davvero, e tanti altri regali... un viaggio così, come lo racconti? Che poi, una volta arrivati, non la vai a trovare Dragana, la piccola Dragana, ultima arrivata nel gruppo ospitato da anni e sostenuta a distanza con Un Ponte per...? E ti accorgi che vive in un posto troppo umido, una stanza di un ex hotel a Vrnjačka Banja, dove alloggiano tanti profughi e sfollati... una stanza proprio come fosse un hotel, ma quella è tutta la loro casa! Però, un computer c’entrerebbe pure, magari la prossima volta lo portiamo a lei... la mamma Jelena ne sarebbe felice!
E poi il papà di Sonja e Ceca, che guida taxi e quando lo chiamiamo non ci fa pagare perché è l’unica cosa che può offrici, ci dice, ringraziando di quel computer regalato loro e dell’ospitalità data ai suoi figli durante l’estate... Grazie di cosa, Slavolijub? Siete, siamo amici, ci sentiamo una grande famiglia, ormai, siamo abituati a sentirci così...
E non vuoi andare a trovare, prima di partire che il tempo è sempre poco, la famiglia di Stefan, Miki e Aleksandar? Hanno la cena pronta per noi, riusciamo a dire di no, proprio non ce la facciamo, ma un caffè e una rakija non si possono rifiutare... E i lavori di ricamo, mamma Božica?

Ne ho iniziati alcuni, ma non trovo il tempo di finirli” – “Dai, a Settembre se li finisci possiamo aiutarti a venderli!” – “Si, va bene!
I ricami... Andiamo a trovare Rosa Lazić, che adesso lavora molto coi giapponesi, ci dice...

Spesso viene anche la moglie dell’ambasciatore a trovarmi. Loro vogliono lavori come questi...” e ci mostra dei guanti di lana che andranno anch’essi ricamati, dei porta bottiglie in tela con motivi a fiori e frutta, tutti rigorosamente ricamati a mano... Rosa ci lascia portare via quei suoi lavori, tovagliette e centri tavola, che cercheremo di vendere e che le pagheremo solo una volta venduti...
Se non mi fidassi di voi, di chi mi dovrei fidare? Prendeteli pure”... Le ordiniamo anche delle tovaglie grandi, per la prossima volta.
Nello stesso centro di Mataruška Banja, vive da pochi mesi Danijela Karadžić con la sua famiglia. Li cerchiamo, li troviamo, Danijela non c’è, è in Bosnia da una zia. Ma ci sono Ivana,ospitata in Italia da quest'anno, Marija e Tomi. Il tempo di scambiare qualche parola e capire che per Ranka, la mamma, poco è cambiato da quando viveva nel centro di accoglienza di Vitanovac. Sono in lista per avere un contributo per ristrutturare una vecchia casa che diventerebbe di loro proprietà. Ranka lavora facendo pulizie nelle case del centro termale. I lavori di ricamo non riesce più a farli, per mancanza di tempo.
Ci sono molti modi di raccontare un viaggio, ma mettersi a fare fettuccine a mano e mangiarle insieme a persone conosciute in questi anni, dopo averne condiviso lacrime e stenti, ma pure gioie e sorrisi, da sensazioni davvero uniche ed emozionanti. Si fanno foto, nostra sorella Novka non sta ferma un attimo, ci sono i suoi genitori coi quali brindiamo insieme, il piccolo Miloš che vuole starci sempre accanto mentre Beba ci racconta come, andando in piscina, abbia imparato a fare i tuffi senza la mano a chiudere il naso... ma stare lì, tutti insieme, mangiare e bere, scherzare e ballare con la musica che riporta alla mèta del viaggio stesso, non puoi raccontarlo in modo banale.
E così, mai da soli, si va anche a Guča la prima sera, affittando un pulmino a prezzo scontato dal nostro amico Rade. Insieme a Saša e Andjela, a Dušan e Zoran, a Tina e al piccolo fratellino Nikola, con Aleksandar, Miki e la mamma, e quanti altri che avremmo voluto vicini, ma non ci è stato possibile raggiungere in questa occasione... si gira per quelle strade invase da musica, caos, follia e divertimento, coi ragazzi che non tornerebbero mai a casa, alla ricerca del momento esatto per lasciarsi andare. Ma il momento è rimandato... al giorno dopo, forse. Quando, in sei nella macchina, noi cinque più Marko, arriviamo a Guča per non andarcene più, se non alle prime luci dell’alba. Orchestre che si alternano in strada, danzatrici più o meno credibili, cambi di ritmo impressionanti, luoghi al coperto dove una decina di orchestre, forse più, sparse fra i tavoli cercano di superarsi a colpi di decibel, grancasse, trombe e tromboni... nel rispetto dei tempi musicali! E allora via, eccolo, forse, il momento esatto, quello cercato, agognato, hai fatto mille e cinquecento chilometri per viverlo, finalmente è arrivato... il momento di lasciarsi andare!

E ti senti bene.
Il giorno dopo sei cotto. Hai dormito poco, devi preparare le ultime cose prima del rientro, incontrare ancora persone. A settembre, qualcuno di noi tornerà di sicuro, perché Marko diventerà maggiorenne. Marko, il figlio più grande di nostra sorella Novka, l’artista della vita, si, proprio lui, diventerà maggiorenne...
Quanto tempo è passato da quella mattina di novembre quando sei arrivato in quella stanza di ospedale col volto spaurito e gli occhi gonfi di pianto per quello che avevi lasciato alle spalle e per la paura di guardare davanti a te, eh, Marko? E quanta gente hai conosciuto, quanta ne hai vista passare, gente che ti ha accompagnato verso questo traguardo che merita davvero che, per una volta, sia Guča a trasferirsi a casa tua! Si, vedrai, ci sarà una bella festa e ci sarà la musica di Guča. E noi, saremo lì con te, ancora. A mangiare, bere, ballare, cantare. Ma, allora, il momento per lasciarsi andare, quello vero, forse, deve ancora arrivare...

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie!!
E' proprio a questo che mi riferivo nel commento al post successivo (questo non lo avevo ancora letto!!!).
Tienici aggiornati.
Ciao, Fabrizio

aquila grigia ha detto...

bene! Ho provato prima a lasciarti una risposta ma non ci sono riuscito!!! Non ho ancora la necessaria dimestichezza col blog...
Sarò a Parrano con un banchetto il 6, il 7 e l'8 settembre.
Per i prossimi viaggi, credo dopo il 20 settembre, di ritorno da Kraljevo.
Intanto, metto un avviso... ;-)

Anonimo ha detto...

ero sicura di trovare il racconto del viaggio qui ;)
grazie

Anonimo ha detto...

ehm..quella qui sopra sono io!clarì