sabato 5 ottobre 2013

“5 ottobre, 2013”

Nato al tempo di vendemmia,
uva che impara a diventare vino,
subito imparasti a fare a meno.
Diventasti così bravo che, quando sarebbe arrivato il più,
non l’avresti riconosciuto.
A forza di fare a meno,
non restò che la tua Ombra
e ti fu pure sufficiente.
Oggi, neppure lei si aggira più fra noi.
E se manca l’Ombra, a mancare è pure il Sole
e, senza Sole, l’uva non matura.
Indicami da che parte sorge,
il Sole,
che a forza di fare a meno,
a forza di farti Ombra,
ti sei scordato di dirmelo…
da che parte stava, il Sole.
Quello che fa maturare l’uva,
quell'uva che impara a diventare vino.

mercoledì 11 settembre 2013

Mi bastava la colla...

Potrei raccontarvi, in questa sera piovosa di settembre, di come Marisa e Maddalena sanno cucinare la pita serba… o di come anche Luana sappia prepararla… e del buon vino che Roberto, pure se non lo vedrai, saprà farti arrivare.
Ma pure, potrei raccontarvi di come ci si possa sentire soli e poi… ecco Michele, i suoi suoni, le sue Silvia, Viola, Veruska, a darti una mano…
E poi le danze, le music
he, la fisarmonica di Gennaro.
E di Adriana, di Domenico e della sua Maddalena. E di Carlo, arrivato da Terni apposta per fare due chiacchiere sulla Serbia e bere insieme una (o forse più…) rakija.
E di quei ragazzini serbi in vacanza, potrei raccontarvi, che stasera non c’erano ma stavano comunque in mezzo a noi… storie di guerra, abbandoni, miseria, povertà e tragedia... di uno di loro che, davanti alla meraviglia di scarpe nuove, si schernisce e dice… "A me bastava della colla per aggiustare quelle vecchie!".
O di una ragazzina che, arrivata a destinazione dopo due giorni di viaggio, vede il mare ed esclama: "Ma quanto è blu, questo mare! E la sabbia, come è lucente… sembra oro!".
Ma potrei pure raccontarvi di una bambina che, tanti anni fa, di fronte alle lacrime della mamma, le dice che no, per ogni lacrima versata, mamma... "dovrai regalarmi un sorriso. E saranno tanti, allora!".
E di quella ragazzina che appena arrivata all’aeroporto piangeva perché sapeva che al mare doveva andarci col costume e lei non ce l’aveva.
Dovrei raccontare di tutto questo.
Ma pure di quel ragazzo d’oro, Narciso e la sua Boccadoro, che pur sconfitto da un compito di matematica, mi spiega la Filosofia. Da Cartesio a Kant, passando per Copernico, Galileo e Giordano Bruno (non il calciatore ma, forse, pure quello, ché il padre ha saputo raccontarglielo…).
Un compito che non vuole pensieri, ma solo che i conti tornino. E quel giorno, i conti non potevano tornare. Magari il giorno dopo si, magari quando lo dico io si, ma non quel giorno, non quando sei tu a volerlo. Non te la do, ‘sta soddisfazione. Sconfiggimi pure, compito che non torni, che tanto, io saprò tornare. Più forte di prima. E farò a meno di te.
Potrei raccontare di tutto ciò.
Ma mi basta dire, invece, che stasera, 10 settembre 2013, alla Casa della Pace siamo stati davvero in pace. Abbiamo mangiato, bevuto, parlato, cantato e ballato. Cucinato con voglia, condiviso con amicizia.
Ah, già, la serata era a sottoscrizione, per raccogliere fondi… ancora non li ho contati. Che importanza ha?

sabato 7 settembre 2013

A 18 anni avevo il cancro dentro casa.

A 18 anni avevo il cancro dentro casa.
Mia madre si sfiniva nel corpo e nello spirito, operazione dopo operazione. Era entrata in ospedale, al "Regina Elena", per una operazione al seno. Ancora la ricordo mentre usciva dal portone e io tornavo con la borsa della spesa fatta. Un saluto al volo e via, che era tardi. Ne uscì dopo 3 mesi, stravolta.

 

Io facevo il quarto liceo, al “Francesco”. Il “Francesco”, era il “Francesco d’Assisi”, oggi lo chiamano solo il “d’Assisi”. Allora era il “Francesco” e io stavo là dentro. C’era la matematica (la scrivo minuscolo perché a noi “pensatori” questa materia fa particolarmente schifo…), c’erano la Storia, la Filosofia, la Geografia, le Lettere e tutto il resto.
 

D’estate andavo a fare il cameriere fra Terracina e il Circeo, un modo per guadagnare qualcosa ma anche per maturare quelle esperienze di vita che, a volte, pure servono.
Una notte, mi alzai alle 4 e feci l’autostop sulla litoranea San Felice Circeo-Terracina. Mi caricò un camion, arrivai a Terracina e presi la corriera. Alle 10 ero a San Giovanni, allora le corriere arrivavano lì. Presi un paio di mezzi e le feci una sorpresa (ma non le dissi dell’autostop…).
Mia madre sorrise, quando mi vide. Fu felice, di vedermi. E io fui felice di averle regalato quella sorpresa.
Si rammaricava perché non riusciva più a pulire casa come un tempo. Io, allora, abituato ai lavori del ristorante, presi secchio, straccio e scopettone e ripulii casa in meno di un’ora. Fu contenta, ma fino a un certo punto. Non è facile vedere un figlio che fa le cose che facevi tu.


 Non ricordo se fu quello il giorno in cui mi insegnò a fare le fettuccine. A stirare sfoglie, asciugarle, tagliarle, condirle e darle in pasto. Ai tuoi cari, ai tuoi amici, ma pure a te stesso.
Lei, già ormai troppo stanca… nel vedermi impacciato e in difficoltà si levò dalla sedia e mi aiutò, con un ultimo sforzo. In un attimo, quell’ammasso di pasta informe e senza senso, divenne sfoglia.
Da allora, non scordai più.
L’impasto va carezzato, con energia ma pure con amore. E la sfoglia si srotola, fino al punto giusto. Che riconoscerai, col tempo. Dovrai sbagliare molte volte ma, alla fine, lo riconoscerai. A 18 anni, avevo il cancro dentro casa.

giovedì 5 settembre 2013

"C'è un bambino che..." anno 2013!


"C'è un bambino che..." è un’iniziativa che nasce nel 2002 e ancora oggi continua, grazie a Un Ponte per… e ai suoi volontari. Bambini che... aspettano. Il mare, la gioia, il divertimento, breve pausa in una vita difficile e pesante.  Vittime degli effetti di una guerra sempre più “permanente”, questi bambini, insieme alle loro famiglie, pagano le conseguenze di bombardamenti sempre più lontani nel tempo ma sempre più presenti in un quotidiano fatto di povertà, disoccupazione, malattie, distruzione dello stato sociale.
Quest’anno sono ospitati due gruppi: uno a Marina di Pisa, con ragazzi e ragazzini provenienti dai villaggi Serbi isolati e ghettizzati del Kosovo e Metohija e uno a Latina Lido, proveniente da Kraljevo, da famiglie profughe o in situazione di grave difficoltà.
I due gruppi andranno al mare, visiteranno Roma, Pisa, Firenze. Tutto dal 4 al 13 settembre.
Per fare questo serve, però, oltre a tanta buona volontà e al lavoro dei nostri volontari, anche il tuo prezioso contributo.
Partecipa alla serata o manda un tuo contributo a Un ponte per…:
Iban: IT52R0501803200000000100790 - Causale: OSPITALITA’ SERBIA 2013

giovedì 29 agosto 2013

post provocatorio... dello stare con Assad!

Io sto con Assad!
Lo so, non è una bella compagnia.
Molti oppositori politici sono stati rinchiusi nelle sue carceri, torturati, ammazzati. E io non posso non ricordarli, non stare dalla loro parte, non piangerli e non esprimere tutta la mia solidarietà. Anche perché molti di loro, la maggioranza, erano e sono comunisti. Ecco perché, spesso, i fascisti si schierano, a loro dire, dalla parte della Siria. Ipocriti. Da sempre funzionali al potere, quello vero e reale, creano confusione per fare basso proselitismo e nascondere il loro vero volto, subdolo e strisciante.

Ma proprio per questo, sono convinto che gli stessi oppositori, ammazzati nelle carceri, non avrebbero voluto che la loro Siria, per la quale hanno tanto lottato, pagando un prezzo inaudito, fosse lasciata allo sbando di una guerra (in)civile e dei bombardamenti, feroci, ai quali la Nato ci ha abituato.
Mi dispiace, ma non si scende a compromessi con la guerra.
Allora c’è solo una cosa da fare: scegliere da che parte stare.
Anche se può risultare controproducente, dalla parte del torto, impopolare, la scelta è d’obbligo. Per chiarezza, per capirci e far capire. Per necessità di comprensione. E allora, io oggi sto con Assad, dalla parte, cioè, di chi è bombardato.
Così come fu con Saddam, con Milošević, con Gheddafi. Non sono così stolto da unirli nel giudizio politico, per carità. Ma il loro ruolo va in ogni caso equiparato, perché dalla parte sbagliata nel momento sbagliato.

Prima di oggi, chi sapeva cosa faceva Assad o come viveva il popolo siriano? Pochi.
Gli stessi martiri del suo regime non avrebbero voluto i milioni di profughi e le migliaia di morti di questi due anni. Non avrebbero voluto, perché sapevano bene che questo apparente interesse da parte di alleanze esterne non è certo mirato alla libertà del popolo siriano, alla giustizia, all’autodeterminazione ma al suo annientamento.

In Iraq, in ex Jugoslavia, in Serbia, In Kosovo e Metohija, in Afghanistan, in Palestina, in Libia… il popolo continua a pagare con malattie terribili le bombe cadute a scopo “umanitario”, a scopo “liberatorio”, allo scopo di “salvaguardare i diritti umani!”. Si salvaguardano così i diritti umani, ad esempio, in Iraq? Quanta gente è morta dopo Saddam? Sarebbe morta con Saddam al potere? No, mi sento proprio di dirlo. No.
E in Libia, da dove ancora partono le zattere dei disperati alla ricerca di futuro, quanto futuro è stato azzerato? A quanta gente? Colpa di Gheddafi? No, mi sento proprio di dirlo. No.
E se non si fosse alimentato in modo spregevole e strumentale la guerra civile in Siria, le migliaia di morti ci sarebbero state? E i milioni di profughi? No, mi sento proprio di dirlo. No!
Della Serbia non dico. Ex Jugoslavia, ormai è così. Il Kosovo in mano ai narcotrafficanti, la Serbia in mano agli speculatori di professione, finti manager di impresa che ti riducono sul lastrico in poche ore. E le persone muoiono come mosche. Regali dei passati bombardamenti, che non si scordano di te anche dopo anni. Tumori, anemie, leucemie, disoccupazione. Ma tutti stanno zitti, che è meglio.
Basta. Inutile continuare.
Inutile continuare a cercare la pace rimanendo schiacciati fra apparenti parti in causa. C’è solo una parte in causa. La folle rincorsa alle risorse e al potere mondiale, che miete vittime senza più ritegno alcuno.
Per tutto questo, volente o nolente io oggi sto con Assad, devo stare con Assad. E col popolo siriano, che morirà sotto i bombardamenti che nessuno saprà fermare. Nemmeno, soprattutto, quando saranno cessati.

mercoledì 21 agosto 2013

A Mocciolo...


Addio amico.
Lo so, ti sarai addormentato
da qualche parte,
e l'orologio del tuo cuore,
si sarà fermato.
Maldestro cacciatore,
inventavi più facili prede
con molliche di pane
che hai sparso ovunque.
Ci siamo conosciuti.
Ci hai passato allegria, caparbietà,
sonnecchiamenti,
starnuti e tovaglie tirate,
prede delle tue grinfie
e della tua fame, eterna,
di prelibatezze.
Sei stato ospite,
della nostra tavola ma,
soprattutto, del nostro divano.
Questa sedia accanto a me,
da oggi resterà vuota.
La riporrò sotto il tavolo.
E' stata un'eccezione, per te,
che sei stato eccezione,
meravigliosa, nella mia vita.

venerdì 9 agosto 2013

Tempo di vacanze!

In attesa delle prossime iniziative di ospitalità di minori provenienti dalla Serbia o dai villaggi serbi del Kosovo e Metohija, organizzate da "Un Ponte per..." (dal 4 al 13 settembre) ecco il video dell'ospitalità del settembre scorso, "Tempo di vacanze!". Meglio tardi che mai!!! Ma come diceva il grande Massino Troisi: "Scusate il ritardo!".
Buona visione (mi raccomando, però... guardate fino alla fine!).

http://www.youtube.com/watch?v=wNByqxZqWUE&feature=youtu.be


Inoltre, ecco un breve resoconto delle iniziative che Un Ponte per... sta realizzando in Serbia e nei villaggi serbi del Kosovo e Metohija.

 
Lo scorso Luglio, nella sede della Croce Rossa Serba a Kraljevo, c'è stata la distribuzione a 36 famiglie profughe di guerra o in seria difficoltà, della prima rata 2013 dei sostegni a distanza che "Un Ponte per..." con il progetto "Svetlos...t, luce sui bambini invisibili..." porta avanti da oltre 12 anni.
 
 
 
Nel frattempo, dal monastero di Visoki Decani, padre Nifont ci ha informati che sono state distribuite anche le prime rate 2013 per 20 famiglie del Kosovo e Metohija, anche loro sostenute a distanza dalla nostra associazione. Padre Nifont ci ha informati anche che altri 6 pozzi artesiani sono stati realizzati negli isolati villaggi serbi, grazie al nostro ultimo invio di 6 mila euro. Ne realizzeranno a breve altri, per un totale di oltre 20 mila euro (circa 15-16 pozzi).
 
 
 
Tutte queste piccole ma così importanti attività, vanno ad aggiungersi alle iniziative di ospitalità e di vacanze per minori provenienti dai villaggi del Kosovo e della Metohija o dal comprensorio di Kraljevo, in piena Serbia. Intanto, sta per terminare la vacanza al mare in Grecia, nei pressi di Salonicco, di 25 ragazzine dei villaggi di Gnjilane, dove a gruppetti di 6 sono state ospitate dalla mamma del nostro amico padre Ilarion, del monastero di Draganac, alla cui realizzazione Un Ponte per... ha concretamente contribuito.
 
 
 
A settembre, saranno due i gruppi che verranno al mare in Italia grazie sempre alle attività e all'impegno di Un Ponte per... Un gruppo andrà a Marina di Pisa, in collaborazione con la Croce Rossa Serba di Kraljevo (Serbia)... un altro vicino Borgo Sabotino, a Latina, in collaborazione con il villaggio serbo di Osojane e del monastero di Decani (Kosovo e Metohija).
L'8 settembre, è prevista una visita guidata a Roma per entrambi i gruppi, mentre il 12 pomeriggio saranno a Pisa e il 13 a Firenze, per poi rientrare a casa in Pullman. Che ne dite?
 
Per chi volesse contribuire: http://www.unponteper.it/sostienici/pagina.php?doc=sottoscrivi
CAUSALE: OSPITALITA' SERBIA 2013