E così, ora potete venire tutti in Serbia! Stiamo organizzando un viaggio in questo paese, ad agosto (chiamate Un Ponte per... 06-44702906 per avere maggiori dettagli). Un paese, la Serbia, che sta per entrare in Europa, finalmente! O quasi, o forse... E si, perchè non è proprio certo, anche se da oggi è un paese più sicuro, visto che tutti i cosiddetti "criminali di guerra", "pulitori etnici", "fanatici nazionalsiti" teorici della Grande Serbia, colpevoli della sanguinosa mattanza in Jugoslavia degli anni '90, sono al cimitero, in cella al tribunale dell'Aja, o stanno per andarci. Anche Ratko Mladic, generale di quello che fu l'esercito della Repubblica Federale di Jugoslavia, verrà processato, una farsa facilmente prevedibile, al tribunale dell'Aja. Conditio sine qua non, imposta alla Serbia... consegnateci Mladic e, forse, entrerete in Europa. Forse era uno dei parametri di Maastricht, ma mi è sfuggito!
Perché all'Aja? Perché non possono essere i cittadini serbi a processarselo, una volta stabilita l’accusa? Quanta legittimità ancora stiamo riconoscendo a questo pseudo - tribunale, istituito ad hoc contro la Jugoslavia che, mentre ha visto "morire improvvisamente" nelle sue celle il presidente Milosevic (ops, ho detto presidente, dovrei forse adeguarmi ai vari Sofri & c. e definirlo Hitlerosevic, oppure boia dei Balcani o chissà come)... mentre ha fatto di tutto per alimentare la demonizzazione dell'intero popolo serbo, sorvolando sui nazionalismi di Itzebegovic o di Tudjman o degli estremisti albanesi kosovari, ha lasciato liberi criminali come Naser Oric, capo delle milizie musulmane di stanza proprio a Srebrenica, pulitore etnico doc dei villaggi serbi della zona (salvo darsela a gambe quando si è trattato di affrontare non donne, anziani, bambini, come abituato a fare, ma un esercito regolare guidato proprio da Ratko Mladic) o Ramush Haradinaj, massacratore dei serbi e degli albanesi jugoslavisti in Kosovo e Metohija già nel 97 e nel 98. Anni completamente ignorati nelle analisi di ciò che è accaduto in Kosovo, con le bombe umanitarie della Nato così umane da finire per proteggere assassini incalliti (uno su tutti: Agim Tachi, il fidatissimo amico della Albright, accusato di traffico di organi espiantati ai desaparecidos serbi) che ora guidano il governo e la polizia del Kosovo "indipendente". Tutti reduci dell'Uck, che andranno a "proteggere" le minoranze serbe al posto dei soldati della Kfor.
Come, lo abbiamo visto nel marzo del 2004, con 150 fra chiese e monasteri ortodossi distrutti e ancora migliaia di serbi cacciati, in prevalenza anziani, sotto lo sguardo "vigile ma in quel caso distratto" della forza internazionale presente sul territorio.
Perché Mladic è “giustamente", come scrivono molti, consegnato all'Aja? Che diritto ha questa istituzione a giudicare ciò che è accaduto in Jugoslavia? E dove sono, sul banco degli imputati, i tanti personaggi, politici e militari Usa e Ue, le cui mani grondano sangue, alcuni anche italiani? Gente in giacca e cravatta, dal parlare forbito e abitualmente ospitata nei salotti televisi, ma che ha massacrato migliaia e migliaia di persone con scelte irresponsabili di politica estera!
Bush, Clinton, Albright, D’Alema, Bonino, Schroeder, Blair, Sarkozy e chi più ne ha, ne metta… quando li vedremo rispondere delle loro responsabilità e dei loro crimini davanti a un tribunale davvero di Giustizia? Oggi assistiamo alle lacrime di coccodrillo della Carla Del Ponte, intervistata anche da Tommaso Di Francesco su il manifesto, ex procuratore capo che ha speso le prime parole in difesa dei serbi massacrati solo dopo aver lasciato l'incarico. Facile, dopo.
Oggi, bontà sua, riconosce la possibilità che si indaghi per i crimini subiti dai serbi. I serbi, per avere riconosciuto questo diritto, devono però abiurare, fare mea culpa. Non hanno diritti uguali agli altri, hanno diritti solo dopo (e forse) aver garantito qualcosa in cambio. Ormai, stanno vendendo anche la loro anima. Non avranno nulla in cambio, ci scommetto fin da ora.
Quale fiducia in questa pseudo giustizia possono riporre i serbi, che subito ci si affretta a definire "ultranazionalisti" se solo oseranno protestare per l'ennesimo schiaffo alla loro dignità? Una dignità che l'attuale premier, il filo-occidentale Tadic, svende ogni giorno di più. Dai trattati con il Kosovo ormai etnicamente ripulito dai serbi (e, ripeterò fino alla noia, non solo: quanti albanesi e rom e di altre etnie sono stati cacciati perché non graditi alle mafie che oggi regnano indisturbate, a guardia di un territorio dominato dalla più grande base americana nel mondo?), fino agli accordi con i grandi Prenditori (no, non è un refuso... ), gente come Marchionne, affamatori di professione di qualunque popolo e di qualsiasi diritto. Come può essere sconfitto quel senso di vittimismo col quale sempre si denigrano i serbi se i serbi, la loro storia, la loro cultura, le loro radici, il loro orgoglio, il loro essere europei da sempre viene calpestato, ogni volta e allo stesso modo?
Verrebbe da dire... state fuori da questa Europa, da questa comunità internazionale. Ogni volta che si sono occupati di voi, è stato un disastro!
venerdì 27 maggio 2011
mercoledì 11 maggio 2011
Radnacciàsu!
Tanja continua a ridere della mia pronuncia.
“Radnacciàsu”, che in serbo vuol dire compito in classe, non le piace e quella doppia C proprio non riesco a pronunciarla come lei vorrebbe.
Ha sette anni, Tanja, e ride insieme alla sua amichetta, Anastasija, anche lei di sette anni. Siamo nella scuola Vuk Stefanović Karadžić di Trmbas, villaggio di Kragujevac, in Serbia. La scuola è situata in un campo abitato da famiglie profughe dal Kosovo, vittime dei bombardamenti Nato del ‘99.
Prima delle bombe “umanitarie”, quel villaggio era la sede estiva di tanti alunni delle scuole elementari. Ora, è un piccolo vulcano dove tanta rabbia si accumula, giorno dopo giorno, nell’indifferenza di chi ha causato tutto questo. Quando arriviamo, qualcuno ci guarda diffidente, qualcuno ci chiede soldi, altri ci vogliono solo mostrare le loro povere cose.
Stanno così da 12 anni, il loro presente è fatto di lotte quotidiane per la sopravvivenza.
Stanno così da 12 anni e non sembrano avere un futuro.
Ma il futuro lo leggi negli occhi di giovani madri, come Velika, poco più che ventenne e già madre di due bambini.
Stanno così da 12 anni, e non sembrano avere passato. Ma il passato lo leggi negli occhi di anziane madri, come Dobrìla, che ci mostra la foto del suo giovane figlio mai dimenticato, ammazzato in Kosovo. I suoi assassini sono stati premiati dalle bombe della Nato e, quindi, da quelle dell’Italia, complice e rea confessa, per nulla pentita.
Oggi, a Kragujevac, c’è la visita del presidente della Serbia, Boris Tadić. Difficilmente passerà da queste parti. Così come difficilmente, da queste parti, conosceranno mai il maglioncino casual di Marchionne e le sue ricette di risanamento. Non avevano tanto bisogno di risanarsi, ai tempi della Jugoslavia, Kragujevac la chiamavano la “Torino dei Balcani”, con la sua fabbrica di automobili Zastava, oggi preda dei classici e consolidati ricatti del capitalismo occidentale: investimenti pubblici, profitti privati.
La nostra amica Rajka Veljović, dell’ufficio adozioni della Zastava, sindacato Samostalni, oggi licenziata da tutto ed espulsa, di fatto, dalla fabbrica, ci accompagna facendo da garante per noi nei confronti degli abitanti del villaggio. Il suo volto è triste, stanco, rassegnato. Sono anni che viene qui ma in tanti anni la situazione del villaggio è solo peggiorata.
E la tristezza diventa rabbia, per tutti questi anni di sfacelo e di drammi, per un paese che viveva la sua storia con assoluta dignità e fierezza.
Dignità e fierezza che ritroviamo in quel suo raccontarci della tomba di Tito, a Belgrado, che dal 2002 ha visto aumentare in modo esponenziale le visite. C’è chi la chiama “nostalgia”. Ma, forse, è solo ricordo indelebile di tempi migliori, ormai andati. Rabbia e ricordo, tristezza e disperazione. Qui a Trmbas, alla gente di questo villaggio, anche Milošević e il suo “regime” garantiva un salario, un’istruzione, cure, cibo, casa e dignità. Ma dalle nostre parti tutti lo consideravano un “regime”, una “dittatura” e si sa, di questi tempi si fanno guerre contro le “dittature”, nel nome di “libertà e diritti umani” e anche fra i "pacifisti", ormai, spesso si applaude agli interventi “umanitari”. Dalla Jugoslavia alla Libia, dall’Iraq alla Palestina, passando per l’Afghanistan o per l’Africa. Salvo sorvolare sui risultati finali di queste guerre, che producono tragedie enormi e incontrollate, ma nel silenzio più totale, dove concetti come “libertà e diritti umani” scompaiono dalle agende politiche e dai mass-media.
Anche le persone di questo villaggio, senza saperlo, sono oggi libere e padrone di sé stesse. Non si rendono conto di quanto sia bello essere padroni di sé stessi. E’ la democrazia. Nessuno più che ti impone cose, ma le scegli tu. Anche se sei ridotto allo sbando e non sai dove sbattere la testa, sarà uno sbando… libero!
Tanja ci consegna il compito in classe svolto.
“Radnacciàsu”, adesso ho imparato, anche se a me sembra di pronunciarlo come prima. Lo consegnano anche gli altri bambini che abbiamo coinvolto in questo nostro gioco. Hanno scritto nome e cognome, luogo e data di nascita. Sono nati a Kragujevac, in Serbia. Hanno dai sette ai dieci anni. Si chiamano Tanja, Anastasija, Sladjana, Stefan, Marina, Filip. Le loro famiglie sono state cacciate dal Kosovo e Metohija, la loro terra. Dodici anni fa. E questo villaggio, nel cuore dell’Europa, aspetta che l’Europa si accorga della sua esistenza. Ma, forse, sarà meglio di no. Già una volta, l’Europa, si è ricordata di loro. Crediamo possa bastare.
p.s. Per il loro compito, abbiamo dato a questi bambini voto 5, il massimo nella scuola serba. Hanno bisogno di credere fortemente in loro stessi.
“Radnacciàsu”, che in serbo vuol dire compito in classe, non le piace e quella doppia C proprio non riesco a pronunciarla come lei vorrebbe.
Ha sette anni, Tanja, e ride insieme alla sua amichetta, Anastasija, anche lei di sette anni. Siamo nella scuola Vuk Stefanović Karadžić di Trmbas, villaggio di Kragujevac, in Serbia. La scuola è situata in un campo abitato da famiglie profughe dal Kosovo, vittime dei bombardamenti Nato del ‘99.
Prima delle bombe “umanitarie”, quel villaggio era la sede estiva di tanti alunni delle scuole elementari. Ora, è un piccolo vulcano dove tanta rabbia si accumula, giorno dopo giorno, nell’indifferenza di chi ha causato tutto questo. Quando arriviamo, qualcuno ci guarda diffidente, qualcuno ci chiede soldi, altri ci vogliono solo mostrare le loro povere cose.
Stanno così da 12 anni, il loro presente è fatto di lotte quotidiane per la sopravvivenza.
Stanno così da 12 anni e non sembrano avere un futuro.
Ma il futuro lo leggi negli occhi di giovani madri, come Velika, poco più che ventenne e già madre di due bambini.
Stanno così da 12 anni, e non sembrano avere passato. Ma il passato lo leggi negli occhi di anziane madri, come Dobrìla, che ci mostra la foto del suo giovane figlio mai dimenticato, ammazzato in Kosovo. I suoi assassini sono stati premiati dalle bombe della Nato e, quindi, da quelle dell’Italia, complice e rea confessa, per nulla pentita.
Oggi, a Kragujevac, c’è la visita del presidente della Serbia, Boris Tadić. Difficilmente passerà da queste parti. Così come difficilmente, da queste parti, conosceranno mai il maglioncino casual di Marchionne e le sue ricette di risanamento. Non avevano tanto bisogno di risanarsi, ai tempi della Jugoslavia, Kragujevac la chiamavano la “Torino dei Balcani”, con la sua fabbrica di automobili Zastava, oggi preda dei classici e consolidati ricatti del capitalismo occidentale: investimenti pubblici, profitti privati.
La nostra amica Rajka Veljović, dell’ufficio adozioni della Zastava, sindacato Samostalni, oggi licenziata da tutto ed espulsa, di fatto, dalla fabbrica, ci accompagna facendo da garante per noi nei confronti degli abitanti del villaggio. Il suo volto è triste, stanco, rassegnato. Sono anni che viene qui ma in tanti anni la situazione del villaggio è solo peggiorata.
E la tristezza diventa rabbia, per tutti questi anni di sfacelo e di drammi, per un paese che viveva la sua storia con assoluta dignità e fierezza.
Dignità e fierezza che ritroviamo in quel suo raccontarci della tomba di Tito, a Belgrado, che dal 2002 ha visto aumentare in modo esponenziale le visite. C’è chi la chiama “nostalgia”. Ma, forse, è solo ricordo indelebile di tempi migliori, ormai andati. Rabbia e ricordo, tristezza e disperazione. Qui a Trmbas, alla gente di questo villaggio, anche Milošević e il suo “regime” garantiva un salario, un’istruzione, cure, cibo, casa e dignità. Ma dalle nostre parti tutti lo consideravano un “regime”, una “dittatura” e si sa, di questi tempi si fanno guerre contro le “dittature”, nel nome di “libertà e diritti umani” e anche fra i "pacifisti", ormai, spesso si applaude agli interventi “umanitari”. Dalla Jugoslavia alla Libia, dall’Iraq alla Palestina, passando per l’Afghanistan o per l’Africa. Salvo sorvolare sui risultati finali di queste guerre, che producono tragedie enormi e incontrollate, ma nel silenzio più totale, dove concetti come “libertà e diritti umani” scompaiono dalle agende politiche e dai mass-media.
Anche le persone di questo villaggio, senza saperlo, sono oggi libere e padrone di sé stesse. Non si rendono conto di quanto sia bello essere padroni di sé stessi. E’ la democrazia. Nessuno più che ti impone cose, ma le scegli tu. Anche se sei ridotto allo sbando e non sai dove sbattere la testa, sarà uno sbando… libero!
Tanja ci consegna il compito in classe svolto.
“Radnacciàsu”, adesso ho imparato, anche se a me sembra di pronunciarlo come prima. Lo consegnano anche gli altri bambini che abbiamo coinvolto in questo nostro gioco. Hanno scritto nome e cognome, luogo e data di nascita. Sono nati a Kragujevac, in Serbia. Hanno dai sette ai dieci anni. Si chiamano Tanja, Anastasija, Sladjana, Stefan, Marina, Filip. Le loro famiglie sono state cacciate dal Kosovo e Metohija, la loro terra. Dodici anni fa. E questo villaggio, nel cuore dell’Europa, aspetta che l’Europa si accorga della sua esistenza. Ma, forse, sarà meglio di no. Già una volta, l’Europa, si è ricordata di loro. Crediamo possa bastare.
p.s. Per il loro compito, abbiamo dato a questi bambini voto 5, il massimo nella scuola serba. Hanno bisogno di credere fortemente in loro stessi.
venerdì 22 aprile 2011
Ma quali navi? (articolo su il manifesto del 22 aprile...)
Vogliamo le navi umanitarie!
Ma che significa? Ma che razza di articolo è, che presa di posizione è?
In prima pagina, su un quotidiano come il manifesto, dalla parte del torto, avete sempre sostenuto!
A chi le chiedete queste navi "umanitarie"? Chi le manda, in Libia? La Russa? D'Alema? Veltroni? Berlusconi? Frattini?
Cos'è questo sogno vestito da anime belle, che davvero sarebbe ora di dismettere, una volta per tutte?
Continuate a dire: la Libia era già un inferno prima dei bombardamenti...
E del milione di lavoratori dell'Africa nera che avevano trovato da Gheddafi, si proprio dal "tiranno novello Hitler", "massacratore del proprio popolo" (che aveva liberato dopo una rivoluzione, dalle catene e dalle grinfie dei poteri economici, subdoli e biforcuti, delle potenze coloniali...), un barlume di speranza per il proprio futuro, che cosa ne è stato? Le navi sono anche per loro?
O gli offriamo posti di lavoro? Lo chiediamo a Berlusconi, di dargli quei posti che avevano prima dei bombardamenti e che ora non hanno più? Dove è finito il vostro stare contro, sempre e comunque, quotidiano comunista il manifesto?
Per dire che state contro le bombe di questo strapotere economico assassino, avete sempre bisogno di demonizzare prima qualcuno, sia esso Gheddafi o Saddam, i Talebani o Milosevic... tanto che alla fine della lettura ci si chiede: ma allora, meglio le bombe!
Cosa è questa paura di schierarsi, anche su posizioni scomode e poco producenti, cos'è questo restare a metà fra l'ambiguo e l'equidistante? Fra qualche anno, poi, leggeremo nei vostri trafiletti un'altra verità. Come è successo per la Jugoslavia di Milosevic, altro "tiranno" per la cui cattura e per il cui processo ci si è tanto commossi a sinistra, un'infamia che ancora grida giustizia.
Il movimento pacifista dovrebbe riunirsi con parole chiare, dure, poco accattivanti, altro che fantomatiche navi da sognatori retorici e romantici: a centinaia di migliaia muoiono al mondo e i novelli Hitler siamo noi e stiamo dalla parte sbagliata!
E poi, anche per evitare spettacoli come il massacro, materiale e mediatico, di persone straordinarie come Vittorio Arrigoni, accolto da poche centinaia di persone, compagni e amici, quando ne avrebbe meritate milioni!
Dov'era Napolitano, sempre pronto a baciare bandiere sulle bare di mercenari speculatori delle tragedie altrui? Incatenato alla poltrona da Israele? Pertini sarebbe stato con noi, senza se e senza ma...
Le parole di Fidel Castro, un altro in lista per il ruolo di novello Hitler, altro "massacratore del proprio popolo" (decisamente tesi più redditizia, nel panorama mediatico disinformativo odierno), siano spunto di riflessione:
Si potrà essere o no d'accordo con Gheddafi. Il mondo è stato invaso da ogni tipo di notizia, specialmente con l'impiego dei mezzi di informazione di massa. Si dovrà aspettare il tempo necessario per conoscere in modo rigoroso quanto ci sia di verità o di menzogna, o il groviglio dei fatti di ogni tipo che, in mezzo al caos, si sono prodotti in Libia. Ciò che per me è assolutamente evidente è che il governo degli Stati Uniti non è assolutamente preoccupato per la pace in Libia, e non esiterà a dare alla NATO l'ordine di invadere questo ricco paese (...).
Una persona onesta sarà sempre contro qualsiasi ingiustizia venga commessa con qualsiasi popolo del mondo, e la peggiore, in questo momento, sarebbe quella di stare in silenzio davanti al crimine che la NATO si prepara a commettere contro il popolo libico.
La dirigenza di questa organizzazione bellicista ha fretta di compierlo. E' doveroso denunciarlo!
Sinceramente, è sempre più difficile leggervi. Ma so che stanno aumentando le tirature.
Continuate così, allora...
Ma che significa? Ma che razza di articolo è, che presa di posizione è?
In prima pagina, su un quotidiano come il manifesto, dalla parte del torto, avete sempre sostenuto!
A chi le chiedete queste navi "umanitarie"? Chi le manda, in Libia? La Russa? D'Alema? Veltroni? Berlusconi? Frattini?
Cos'è questo sogno vestito da anime belle, che davvero sarebbe ora di dismettere, una volta per tutte?
Continuate a dire: la Libia era già un inferno prima dei bombardamenti...
E del milione di lavoratori dell'Africa nera che avevano trovato da Gheddafi, si proprio dal "tiranno novello Hitler", "massacratore del proprio popolo" (che aveva liberato dopo una rivoluzione, dalle catene e dalle grinfie dei poteri economici, subdoli e biforcuti, delle potenze coloniali...), un barlume di speranza per il proprio futuro, che cosa ne è stato? Le navi sono anche per loro?
O gli offriamo posti di lavoro? Lo chiediamo a Berlusconi, di dargli quei posti che avevano prima dei bombardamenti e che ora non hanno più? Dove è finito il vostro stare contro, sempre e comunque, quotidiano comunista il manifesto?
Per dire che state contro le bombe di questo strapotere economico assassino, avete sempre bisogno di demonizzare prima qualcuno, sia esso Gheddafi o Saddam, i Talebani o Milosevic... tanto che alla fine della lettura ci si chiede: ma allora, meglio le bombe!
Cosa è questa paura di schierarsi, anche su posizioni scomode e poco producenti, cos'è questo restare a metà fra l'ambiguo e l'equidistante? Fra qualche anno, poi, leggeremo nei vostri trafiletti un'altra verità. Come è successo per la Jugoslavia di Milosevic, altro "tiranno" per la cui cattura e per il cui processo ci si è tanto commossi a sinistra, un'infamia che ancora grida giustizia.
Il movimento pacifista dovrebbe riunirsi con parole chiare, dure, poco accattivanti, altro che fantomatiche navi da sognatori retorici e romantici: a centinaia di migliaia muoiono al mondo e i novelli Hitler siamo noi e stiamo dalla parte sbagliata!
E poi, anche per evitare spettacoli come il massacro, materiale e mediatico, di persone straordinarie come Vittorio Arrigoni, accolto da poche centinaia di persone, compagni e amici, quando ne avrebbe meritate milioni!
Dov'era Napolitano, sempre pronto a baciare bandiere sulle bare di mercenari speculatori delle tragedie altrui? Incatenato alla poltrona da Israele? Pertini sarebbe stato con noi, senza se e senza ma...
Le parole di Fidel Castro, un altro in lista per il ruolo di novello Hitler, altro "massacratore del proprio popolo" (decisamente tesi più redditizia, nel panorama mediatico disinformativo odierno), siano spunto di riflessione:
Si potrà essere o no d'accordo con Gheddafi. Il mondo è stato invaso da ogni tipo di notizia, specialmente con l'impiego dei mezzi di informazione di massa. Si dovrà aspettare il tempo necessario per conoscere in modo rigoroso quanto ci sia di verità o di menzogna, o il groviglio dei fatti di ogni tipo che, in mezzo al caos, si sono prodotti in Libia. Ciò che per me è assolutamente evidente è che il governo degli Stati Uniti non è assolutamente preoccupato per la pace in Libia, e non esiterà a dare alla NATO l'ordine di invadere questo ricco paese (...).
Una persona onesta sarà sempre contro qualsiasi ingiustizia venga commessa con qualsiasi popolo del mondo, e la peggiore, in questo momento, sarebbe quella di stare in silenzio davanti al crimine che la NATO si prepara a commettere contro il popolo libico.
La dirigenza di questa organizzazione bellicista ha fretta di compierlo. E' doveroso denunciarlo!
Sinceramente, è sempre più difficile leggervi. Ma so che stanno aumentando le tirature.
Continuate così, allora...
sabato 16 aprile 2011
Sciacquatevi la bocca!
Prima di parlare di Vittorio Arrigoni, in tanti dovrebbero sciacquarsi la bocca. Ma con acido muriatico!
Forse, anche molti di quelli che popolano il variegato mondo cosiddetto pacifista, perchè Vittorio era, è!... un pacifista di quelli agguerriti, che solo con la presenza sul campo, con l'esposizione del proprio corpo in prima linea riescono a sentirsi parte, per dirla con lui, di una Utopia. Una Utopia bisogna avere il coraggio di inseguirla giorno dopo giorno, farla diventare parte irrinunciabile della propria esistenza, sacrificando, spesso, altri aspetti più comodi e gratificanti. E questo in molti, in troppi, proprio non se la sentono di farlo.
Vittorio è morto per tutto questo, e anche per molto altro. Ma molti, fra quelli che oggi ne tracciano la figura, umiliando un silenzio che meglio li rappresenterebbe, cercano subdolamente, facendo il gioco, sporco, delle ingiustizie che Vittorio cercava di combattere, di renderne inutile la figura stessa. Parlando di questo Uomo come l'ennesima "anima bella" o "utile idiota" o, addirittura, come alcuni nazisionisti hanno fatto, storpiando il suo nome da Arrigoni in "Arricchioni", omofobi razzisti immemori della loro genìa. Rendendo "semplice, romantica, tenera" la figura di un Uomo che ha combattuto "inutilmente" per il suo ideale. Parlando di un ideale che descrivono effimero e irrealizzabile, nel nome del pragmatismo. Ritorcendogli contro, come causa del suo assassinio, proprio quella parte, i palestinesi e la Palestina, che lui aveva nel cuore. Tralasciando, ovviamente, i potenti mezzi di cui i nazisionisti dispongono nel voler far scomparire figure e voci scomode al loro dominio tragico... tralasciando che gli unici a guadagnarci dal suo assassinio sono proprio questi feroci nazisti moderni, che fanno rivoltare nelle tombe i loro antenati martitirizzati da identica, solo apparente follia.
Perchè non di follia si tratta, ma di brutale materialismo. Energia, acqua, accesso al mare... tutte cose che poco hanno a che fare con parole come Utopia, Giustizia, Legalità.
Gli stessi che, parlando della morte di Vittorio, fanno balenare agli occhi degli ignari l'immagine di Hamas che non tiene in sicurezza il proprio territorio, sono gli stessi che pretendono di contrastare le ennesime bombe (dettaglio insignificante: all'uranio impoverito!) della Nato contro la Libia, presentando il volto sanguinario e dispotico di Gheddafi (annovero, purtroppo, fra questi, anche il manifesto di oggi, che sul suo settimanale Alias, quello del sabato, presenta un giovane rapper che odia Gheddafi ed esalta la "Gioventù libica" che lo vuole morto, cantando di martiri in numero molto maggiore che altrove, ma che poco ci canta dell'oltre un milione di lavoratori che in Libia hanno trovato una speranza di vita per se stessi e per le proprie famiglie di quell'Africa nera che in pochi sembrano davvero considerare. Che fine faranno quei lavoratori e quelle speranze? Poco importa. Un po' come con la Tunisia... si è liberata dal dittatore, si è democratizzata, ma ora tanti di quelli che hanno combattuto la vogliono lasciare. Bel modo di costruire le moderne democrazie! Meglio un pacchetto all inclusive, a quanto pare! Lotto, per poi andarmene altrove. Che razza di partigiani ci sono, in questo millennio?
Oggi, è arrivata la notizia che il tribunale dell'Aja ha condannato il generale croato Gotovina a 24 anni di reclusione per crimini contro i serbi (ma non erano i serbi i soli criminai pulitori etnici dei Balcani?) e che, udite udite, Franjo Tudjman, vero negazionista dell'olocausto e capo della Croazia ultranazionalista secessionista che Pannella benedì insieme alla sua cricca nel 92... che Giovanni Paolo II omaggiò con la beatificazione di Alozije Stepinac, alto prelato "benemerito" che negli anni della II guerra mondiale assistette ignaro alla carneficina in atto nel campo di sterminio di Jasenovac dove un milione di persone, fra cui migliaia di bambini e donne, furono sterminati dalla follia degli ustascia croati e dei cattolici oltranzisti... quel Franjo Tudjman è stato definito criminale di guerra!
C'è un piccolo particolare... Tudjman non è passato, da vivo, per quel tribunale, come ad esempio Slobodan Milosevic che in quelle celle c'è morto (o forse, diciamo così, hanno lasciato morire...). Tudjman è morto a casa sua, con tutti gli onori. Ora, a giochi fatti, forse per addolcire la pillola che un governo serbo spudoratamente filo occidentale (tanto da ospitare generali della Nato per creare "positive collaborazioni") sta facendo ingoiare a tutto il popolo serbo, si riconosce che l'"Operazione Tempesta" dell'agosto del 95, quando furono deportati con una vera e propria pulizia etnica tutti i serbi delle Krajne e della Slavonia, e ne morirono a migliaia sotto le bombe Nato con l'applauso dei democratici nostrani come Sofri o francesi europeisti come Henry Levy (che richiamano tanto gli applausi dei moderni democratici per i raid Nato contro la Libia, paese sovrano che non ha attaccato nessuno)... quella operazione, si riconosce opera di Tudjman e, si sentenzia, fu un massacro contro civili. Bene, giustizia sarà fatta. Vedrete, pian piano se ne farà anche nel Kosovo monoetnico dove l'attuale premier, riconosciuto anche dall'intero panorama istituzionale italiano, è inquisito per traffico di organi umani espiantati ai desaparecidos serbi. Peccato che la Jugoslavia non esista più per vederla realizzata, tutta questa giustizia!
Caro Vittorio, quanta amarezza!
Si, dovrebbero sciacquarsi la bocca in molti, prima di parlare di te, di quello che facevi, di quello che si cerca di far sapere e conoscere, nel fragore assordante della propaganda. Ma sarà difficile che lo facciano. Subito pronti ad avventarsi con il loro umanitarismo da quattro soldi, ti faranno martire per poi sbandierare la tua inutilità. Che è anche la nostra, perchè il mondo lo decidono al di sopra delle nostre teste. E ci prendono pure in giro quando, dopo anni e anni di scempio, ci danno persino ragione. Anche a te la storia darà ragione. Ma sarà troppo tardi.
Forse, anche molti di quelli che popolano il variegato mondo cosiddetto pacifista, perchè Vittorio era, è!... un pacifista di quelli agguerriti, che solo con la presenza sul campo, con l'esposizione del proprio corpo in prima linea riescono a sentirsi parte, per dirla con lui, di una Utopia. Una Utopia bisogna avere il coraggio di inseguirla giorno dopo giorno, farla diventare parte irrinunciabile della propria esistenza, sacrificando, spesso, altri aspetti più comodi e gratificanti. E questo in molti, in troppi, proprio non se la sentono di farlo.
Vittorio è morto per tutto questo, e anche per molto altro. Ma molti, fra quelli che oggi ne tracciano la figura, umiliando un silenzio che meglio li rappresenterebbe, cercano subdolamente, facendo il gioco, sporco, delle ingiustizie che Vittorio cercava di combattere, di renderne inutile la figura stessa. Parlando di questo Uomo come l'ennesima "anima bella" o "utile idiota" o, addirittura, come alcuni nazisionisti hanno fatto, storpiando il suo nome da Arrigoni in "Arricchioni", omofobi razzisti immemori della loro genìa. Rendendo "semplice, romantica, tenera" la figura di un Uomo che ha combattuto "inutilmente" per il suo ideale. Parlando di un ideale che descrivono effimero e irrealizzabile, nel nome del pragmatismo. Ritorcendogli contro, come causa del suo assassinio, proprio quella parte, i palestinesi e la Palestina, che lui aveva nel cuore. Tralasciando, ovviamente, i potenti mezzi di cui i nazisionisti dispongono nel voler far scomparire figure e voci scomode al loro dominio tragico... tralasciando che gli unici a guadagnarci dal suo assassinio sono proprio questi feroci nazisti moderni, che fanno rivoltare nelle tombe i loro antenati martitirizzati da identica, solo apparente follia.
Perchè non di follia si tratta, ma di brutale materialismo. Energia, acqua, accesso al mare... tutte cose che poco hanno a che fare con parole come Utopia, Giustizia, Legalità.
Gli stessi che, parlando della morte di Vittorio, fanno balenare agli occhi degli ignari l'immagine di Hamas che non tiene in sicurezza il proprio territorio, sono gli stessi che pretendono di contrastare le ennesime bombe (dettaglio insignificante: all'uranio impoverito!) della Nato contro la Libia, presentando il volto sanguinario e dispotico di Gheddafi (annovero, purtroppo, fra questi, anche il manifesto di oggi, che sul suo settimanale Alias, quello del sabato, presenta un giovane rapper che odia Gheddafi ed esalta la "Gioventù libica" che lo vuole morto, cantando di martiri in numero molto maggiore che altrove, ma che poco ci canta dell'oltre un milione di lavoratori che in Libia hanno trovato una speranza di vita per se stessi e per le proprie famiglie di quell'Africa nera che in pochi sembrano davvero considerare. Che fine faranno quei lavoratori e quelle speranze? Poco importa. Un po' come con la Tunisia... si è liberata dal dittatore, si è democratizzata, ma ora tanti di quelli che hanno combattuto la vogliono lasciare. Bel modo di costruire le moderne democrazie! Meglio un pacchetto all inclusive, a quanto pare! Lotto, per poi andarmene altrove. Che razza di partigiani ci sono, in questo millennio?
Oggi, è arrivata la notizia che il tribunale dell'Aja ha condannato il generale croato Gotovina a 24 anni di reclusione per crimini contro i serbi (ma non erano i serbi i soli criminai pulitori etnici dei Balcani?) e che, udite udite, Franjo Tudjman, vero negazionista dell'olocausto e capo della Croazia ultranazionalista secessionista che Pannella benedì insieme alla sua cricca nel 92... che Giovanni Paolo II omaggiò con la beatificazione di Alozije Stepinac, alto prelato "benemerito" che negli anni della II guerra mondiale assistette ignaro alla carneficina in atto nel campo di sterminio di Jasenovac dove un milione di persone, fra cui migliaia di bambini e donne, furono sterminati dalla follia degli ustascia croati e dei cattolici oltranzisti... quel Franjo Tudjman è stato definito criminale di guerra!
C'è un piccolo particolare... Tudjman non è passato, da vivo, per quel tribunale, come ad esempio Slobodan Milosevic che in quelle celle c'è morto (o forse, diciamo così, hanno lasciato morire...). Tudjman è morto a casa sua, con tutti gli onori. Ora, a giochi fatti, forse per addolcire la pillola che un governo serbo spudoratamente filo occidentale (tanto da ospitare generali della Nato per creare "positive collaborazioni") sta facendo ingoiare a tutto il popolo serbo, si riconosce che l'"Operazione Tempesta" dell'agosto del 95, quando furono deportati con una vera e propria pulizia etnica tutti i serbi delle Krajne e della Slavonia, e ne morirono a migliaia sotto le bombe Nato con l'applauso dei democratici nostrani come Sofri o francesi europeisti come Henry Levy (che richiamano tanto gli applausi dei moderni democratici per i raid Nato contro la Libia, paese sovrano che non ha attaccato nessuno)... quella operazione, si riconosce opera di Tudjman e, si sentenzia, fu un massacro contro civili. Bene, giustizia sarà fatta. Vedrete, pian piano se ne farà anche nel Kosovo monoetnico dove l'attuale premier, riconosciuto anche dall'intero panorama istituzionale italiano, è inquisito per traffico di organi umani espiantati ai desaparecidos serbi. Peccato che la Jugoslavia non esista più per vederla realizzata, tutta questa giustizia!
Caro Vittorio, quanta amarezza!
Si, dovrebbero sciacquarsi la bocca in molti, prima di parlare di te, di quello che facevi, di quello che si cerca di far sapere e conoscere, nel fragore assordante della propaganda. Ma sarà difficile che lo facciano. Subito pronti ad avventarsi con il loro umanitarismo da quattro soldi, ti faranno martire per poi sbandierare la tua inutilità. Che è anche la nostra, perchè il mondo lo decidono al di sopra delle nostre teste. E ci prendono pure in giro quando, dopo anni e anni di scempio, ci danno persino ragione. Anche a te la storia darà ragione. Ma sarà troppo tardi.
mercoledì 6 aprile 2011
"Fora da 'i ball!"
Con la storia dei diritti umani (sacri, per carità), si stanno commettendo e, soprattutto, tollerando dei veri e propri genocidi!
Se Saddam, esempio che faccio spesso, fosse ancora al suo posto e nessuno fosse andato a bombardare l'Iraq, avremmo il rispetto di qualche diritto umano in meno (ma è pure tutto da dimostrare che oggi in Iraq i diritti umani siano rispettati...) ma certamente avremmo centinaia di migliaia di iracheni ancora VIVI!
Vittime delle guerre subite e delle conseguenze atroci (inquinamento ambientale, uranio impoverito, armi chimiche usate dalla Nato come a Falluja, lotte fratricide e guerra civile), ma anche del feroce embargo ultra decennale che ha annientato il paese.
Siamo noi i nazisti moderni, ma nessuno se ne è ancora accorto!
Ammantati da umanitari, chiamiamo queste nuove guerre coloniali con nomignoli simpatici e teneri, che acquietano le nostre coscienze, fregandocene altamente delle stragi di civili, di bambini, di donne, di anziani, come se quelle di normali uomini fossero meno tragiche...
Ma tanto, c'è il "dittatore" di turno da sbaragliare e debellare, e diritti civili da ripristinare!
Da Milosevic a Saddam, dai Talebani a Gheddafi, da Fidel a Chavez. Tutti novelli Hitler, termine di paragone che ancor più ci tranquillizza.
Salvo concedere la santa assoluzione a Bush-Clinton-D'alema-Solana-Sarkozi-Berlusconi-Kouchner e compagnia cantante (tutti in giacca e cravatta, ben figurano nella società moderna sacrificata all'immagine e all'apparire, sapendo parlare nei salotti bene).
E' ora di ritirare fuori parole d'ordine intorno alle quali ricostruire un vero movimento per un mondo alternativo, improntato sulla solidarietà, su un vivere non cancrenizzato dal profitto, sul rispetto reale e generalizzato dei diritti dell'uomo.
Io, intanto, inizierei dalle solo apparentemente stantie parole:
Fuori l'Italia dalla Nato, fuori la Nato dall'Italia!
(magari, stravolgendo il padano senatur, si potrebbe gridare, invece che agli immigrati, proprio alla Nato: fora da i ball!)
Se Saddam, esempio che faccio spesso, fosse ancora al suo posto e nessuno fosse andato a bombardare l'Iraq, avremmo il rispetto di qualche diritto umano in meno (ma è pure tutto da dimostrare che oggi in Iraq i diritti umani siano rispettati...) ma certamente avremmo centinaia di migliaia di iracheni ancora VIVI!
Vittime delle guerre subite e delle conseguenze atroci (inquinamento ambientale, uranio impoverito, armi chimiche usate dalla Nato come a Falluja, lotte fratricide e guerra civile), ma anche del feroce embargo ultra decennale che ha annientato il paese.
Siamo noi i nazisti moderni, ma nessuno se ne è ancora accorto!
Ammantati da umanitari, chiamiamo queste nuove guerre coloniali con nomignoli simpatici e teneri, che acquietano le nostre coscienze, fregandocene altamente delle stragi di civili, di bambini, di donne, di anziani, come se quelle di normali uomini fossero meno tragiche...
Ma tanto, c'è il "dittatore" di turno da sbaragliare e debellare, e diritti civili da ripristinare!
Da Milosevic a Saddam, dai Talebani a Gheddafi, da Fidel a Chavez. Tutti novelli Hitler, termine di paragone che ancor più ci tranquillizza.
Salvo concedere la santa assoluzione a Bush-Clinton-D'alema-Solana-Sarkozi-Berlusconi-Kouchner e compagnia cantante (tutti in giacca e cravatta, ben figurano nella società moderna sacrificata all'immagine e all'apparire, sapendo parlare nei salotti bene).
E' ora di ritirare fuori parole d'ordine intorno alle quali ricostruire un vero movimento per un mondo alternativo, improntato sulla solidarietà, su un vivere non cancrenizzato dal profitto, sul rispetto reale e generalizzato dei diritti dell'uomo.
Io, intanto, inizierei dalle solo apparentemente stantie parole:
Fuori l'Italia dalla Nato, fuori la Nato dall'Italia!
(magari, stravolgendo il padano senatur, si potrebbe gridare, invece che agli immigrati, proprio alla Nato: fora da i ball!)
giovedì 24 marzo 2011
Oggi è il 24 marzo...
cari tutti,
nel 12.o anniversario dell'aggressione della Nato alla Jugoslavia (e in particolare alla Serbia), che iniziò proprio il 24 marzo del 1999 e che per 78 giorni massacrò un popolo e una nazione... con bombardamenti all'uranio impoverito... con le famigerate bombe a frammentazione dette "cluster bombs"... con le bombe alla grafite che lasciarono senza corrente, uccidendo tanti neonati, le incubatrici degli ospedali di Belgrado... con effetti dovuti all'inquinamento ambientale devastanti... con conseguenze sulla popolazione civile che ancora oggi vengono pagate dalle persone di qualunque etnia, ceto sociale o religione... con aumento incontrollato ed esponenziale di malattie del sangue e tumorali... con l'uso scientifico di una propaganda che demonizzò l'intero popolo serbo, propaganda che preparò ad arte il terreno alla guerra... con il frutto di quella "guerra" che oggi si chiama "Kosovo libero e indipendente", un narco-stato n el cuore dell'Europa al cui comando siede un criminale di guerra denunciato (finalmente e bontà loro) anche dai rapporti dei rappresentanti del Consiglio d'Europa...
vi voglio girare una notizia dell'ottobre scorso, così, tanto per non dimenticare.
Tutto, anche in concomitanza con un'altra aggressione armata, ancora una volta molto ben digerita, a quanto pare, sia a destra che a sinistra grazie all'idea romantica e molto rassicurante dell'intervento "umanitario". Umanità che, però, non risparmia uranio impoverito, morte e distruzione sulla Libia e fra il suo popolo, tutto. Che le bombe, quando cadono, non distinguono bene chi colpiscono.
Un messaggio, quindi, non a futura memoria ma, purtroppo e sempre più drammaticamente, a memoria del presente.
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Suicida il pilota della NATO che uccise la piccola Milica Rakic
Si è tolto la vita un mese fa il diretto responsabile della morte di Milica Rakic, la piccola di tre anni che abitava nei pressi dell'aeroporto di Belgrado e fu colpita da frammenti di bombe "umanitarie" della NATO il 17 aprile 1999 alle ore 21:45.
Il tenente colonnello Harold F. Myers era andato in pre-pensionamento da pochi mesi con una diagnosi di "stress da disordine post-traumatico" in seguito a quei bombardamenti, secondo le dichiarazioni di sua moglie Elisabeth.
La piccola Milica appare oggi trasfigurata, tra le icone dei santi della chiesa ortodossa, negli affreschi realizzati dal diacono Nikola Lubardic - si veda:
http://www.cnj.it/24MARZO99/criminale.htm#milicarakic
Allo stesso indirizzo rimandiamo per l'elenco completo dei bambini morti ammazzati nell'operazione "umanitaria" della NATO, mirata a strappare il Kosovo alla Serbia per accelerare lo sventramento della Jugoslavia secondo criteri "etnici".
nel 12.o anniversario dell'aggressione della Nato alla Jugoslavia (e in particolare alla Serbia), che iniziò proprio il 24 marzo del 1999 e che per 78 giorni massacrò un popolo e una nazione... con bombardamenti all'uranio impoverito... con le famigerate bombe a frammentazione dette "cluster bombs"... con le bombe alla grafite che lasciarono senza corrente, uccidendo tanti neonati, le incubatrici degli ospedali di Belgrado... con effetti dovuti all'inquinamento ambientale devastanti... con conseguenze sulla popolazione civile che ancora oggi vengono pagate dalle persone di qualunque etnia, ceto sociale o religione... con aumento incontrollato ed esponenziale di malattie del sangue e tumorali... con l'uso scientifico di una propaganda che demonizzò l'intero popolo serbo, propaganda che preparò ad arte il terreno alla guerra... con il frutto di quella "guerra" che oggi si chiama "Kosovo libero e indipendente", un narco-stato n el cuore dell'Europa al cui comando siede un criminale di guerra denunciato (finalmente e bontà loro) anche dai rapporti dei rappresentanti del Consiglio d'Europa...
vi voglio girare una notizia dell'ottobre scorso, così, tanto per non dimenticare.
Tutto, anche in concomitanza con un'altra aggressione armata, ancora una volta molto ben digerita, a quanto pare, sia a destra che a sinistra grazie all'idea romantica e molto rassicurante dell'intervento "umanitario". Umanità che, però, non risparmia uranio impoverito, morte e distruzione sulla Libia e fra il suo popolo, tutto. Che le bombe, quando cadono, non distinguono bene chi colpiscono.
Un messaggio, quindi, non a futura memoria ma, purtroppo e sempre più drammaticamente, a memoria del presente.
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Suicida il pilota della NATO che uccise la piccola Milica Rakic
Si è tolto la vita un mese fa il diretto responsabile della morte di Milica Rakic, la piccola di tre anni che abitava nei pressi dell'aeroporto di Belgrado e fu colpita da frammenti di bombe "umanitarie" della NATO il 17 aprile 1999 alle ore 21:45.
Il tenente colonnello Harold F. Myers era andato in pre-pensionamento da pochi mesi con una diagnosi di "stress da disordine post-traumatico" in seguito a quei bombardamenti, secondo le dichiarazioni di sua moglie Elisabeth.
La piccola Milica appare oggi trasfigurata, tra le icone dei santi della chiesa ortodossa, negli affreschi realizzati dal diacono Nikola Lubardic - si veda:
http://www.cnj.it/24MARZO99/criminale.htm#milicarakic
Allo stesso indirizzo rimandiamo per l'elenco completo dei bambini morti ammazzati nell'operazione "umanitaria" della NATO, mirata a strappare il Kosovo alla Serbia per accelerare lo sventramento della Jugoslavia secondo criteri "etnici".
lunedì 21 marzo 2011
Mario Monicelli
Gli italiani, gli intellettuali, gli artisti, sono poco coraggiosi? Sì, lo sono sempre stati. Sono stati vent’anni sotto un governo fascista, ridicolo, con un pagliaccio che stava lassù... Ci ha mandato l’Impero, le falangi romane lungo Via dell’Impero; ha fatto le guerre coloniali, ci ha mandato in guerra... il grande imprenditore ha detto: «Lasciatemi governare, votatemi, perché io mi sono fatto da solo, sono un lavoratore, sono diventato miliardario, vi farò diventare tutti milionari». Ormai nessuno si dimette, tutti pronti a chinare il capo pur di mantenere il posto, di guadagnare. Pronti a sopraffarci, a intrallazzare. Non c’è nessuna dignità. E’ la generazione che è corrotta, malata, che va spazzata via. La speranza è una trappola inventata dai padroni, quelli che ti dicono "State buoni, zitti, pregate, che avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà... sì, siete dei precari, ma fra 2-3 mesi vi assumiamo ancora, vi daremo un posto". Come finisce questo film? Non lo so, spero che finisca con quello che in Italia non c’è mai stato: una bella botta, una bella rivoluzione. C’è stata in Inghilterra, in Francia, in Russia, in Germania, dappertutto meno che in Italia. Ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto... che è schiavo di tutti. Se vuole riscattarsi, il riscatto non è una cosa semplice. E’ doloroso, esige dei sacrifici. Se no, vada alla malora – che è dove sta andando, ormai da tre generazioni.
(Mario Monicelli)
(Mario Monicelli)
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